16/07/09

02/07/09

BERSANI LANCIA LA SFIDA A FRANCESCHINI

L'ex Ministro allo Sviluppo Economico si candida alla segreteria del Pd e gongolano Letta, Bindi e D'Alema

Bersani sfida Franceschini - Come d'incanto, l'attuale comandante di una nave che barcolla ma non crolla, al secolo Dario Franceschini, sembra essersi dileguato, sparito nel nulla. Il suo compito sembra ormai giunto al capolinea. A mettere a rischio la permanenza dell'attuale segretario "commissario", emerge la figura del piacentino di Bettola Pierluigi Bersani, ben visto peraltro dai vari Letta, Bindi e soprattutto da Massimo D'Alema. Innovazione e rinnovamento sono gli elementi del programma che potrebbero far pendere la bilancia dalla parte dell'ex ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi atto secondo. A partire da un nuovo concetto di centrosinistra e dalle alleanze che inevitabilmente bisognerà fare per sperare di riconquistare il vertice dello Stivale.

Si può fare di più - Per ridare vitalità al PD, la ricetta di Bersani prevede un partito popolare, laico, radicato nel territorio e nelle nuove generazioni. Ma potrebbe non bastare. Ancora una volta gli esponenti del Pd dimenticano come la comunicazione, la gestione e la cura dei messaggi da veicolare e la definizione delle azioni da sviluppare a partire da una riorganizzazione interna delle idee e da una linea di pensiero comune coerente e ben definita, siano fondamentali per poter convincere gli italiani a votare centrosinistra.

Il rischio delle primarie - Seppur democratiche, le primarie o ancora meglio i malcontenti interni che questo processo rischia paradossalmente di alimentare, potrebbero rivelarsi letali. Bisognerà pertanto, da qui a ottobre, condurre una campagna informativa che non accentui le differenze e che al contrario favorisca, attraverso il principio democratico di un'elezione interna, il concetto di unione e condivisione tra le parti interessate. Una linea di pensiero, una direzione, un obiettivo, una dimensione, una struttura solida che sviluppi un processo di partecipazione a vari livelli con il coinvolgimento diretto degli attori sociali sempre, comunque e in ogni dove.

Comincia la sfida - Il Pd è chiamato alla prova del nove. A Bersani potrebbero essere affidate le chiavi del futuro del centrosinistra. Il ministro ombra dell'Economia gongola. Franceschini non molla e resiste, grazie all'apporto di Walter Veltroni. Ds contro Margherita, socialisti contro cattolici democratici. L'ennesima sfida interna che i due candidati alla segreteria del Pd non vogliono assolutamente perdere. Ai nastri di partenza per una nuova sfida chiamata PD.

30/06/09

L'INGIUSTO SPETTACOLO DEI FUOCHI D'ARTIFICIO

Spese folli, spese ingenti a discapito di popolazioni di seconda mano. E’ la dura legge del folklore, dello spettacolo, della messa in scena di un evento

La popolazione, anche quella più umile, non resiste al richiamo dei botti. Orizzontalmente o verticalmente, comunque ci si dispone sul selciato per osservare quel panorama di Betlemme che da lì a qualche minuto farà discutere, parlare di sé, anche e soprattutto in maniera positiva.

La massa segue e insegue, due colpi come due bombe e a distanza di qualche minuto, aprono il sipario per uno spettacolo che si fa, sempre si farà, ma che forse non si dovrebbe fare. I terremotati sono un lontano ricordo, gli sfollati possono pure attendere, i disoccupati e gli ammalati che stiano al loro posto.

L’orchestra si ferma, il respiro si blocca, qualcuno accende una sigaretta, c’è chi preferisce la compagnia di una birra, chi abbraccia il proprio amore, chi comincia a sospirare i vari “Uhhhhhhh”, “Belliiiiiiiiiii” e chi si incanta totalmente e comincia a pensare seriamente a quello spreco di denaro pubblico.

Lo spettacolo va avanti e i fuochi cominciano a prendere forma: c’è la pioggia, ci sono i lampioni e i paracaduti, mentre in Iran c’è la guerra e la stanno trasmettendo. “Qualcuno accusa qualcuno, qualcun altro ha detto che non è così”

Intanto, giovani e meno giovani continuano a contemplare quello scenario. Due adolescenti si stringono la mano, i ricordi scivolano via lungo tuoni che piovono dal cielo. Due anziani riavvolgono il nastro della loro vita. Mentre, non lontano dal nostro mondo, migliaia di bambini colorati muoiono per assenza di cibo. Ma i fuochi sono un’istituzione e non possono mancare.

Nemmeno la Chiesa riesce a bloccarli, anzi. C’è anche un giro d’affari difficile da fermare.

Gli ultimi tre colpi sanciscono la fine delle ostilità. L’insospettabile alla finestra applaude. Tutti applaudono. I sorrisi si sprecano.

Lo spettacolo deve ancora cominciare!

Max.Na.

11/12/08

21th century: il secolo meticcio

21th century, il secolo meticcio - Sabato 9 dicembre, nella Chiesa di S। Andrea al Quirinale, si è svolto l’incontro organizzato e coordinato dal direttore di Praxis scuola e territorio, Federico Colosi। Introdotti da Amedeo Piva, gli ospiti dell’evento sono stati Corradino Mineo, direttore di Rai News 24 e Alex Zanotelli, religioso e missionario italiano sempre in prima linea nella battaglia contro il ricorso agli armamenti e onnipresente al fianco di popolazioni deboli e fragili। Dalla forza distruttiva delle armi ai rifiuti che devastano la Campania e minacciano la Calabria e il Lazio, da Obama alla camorra, passando per le scelte infelici dei governi dello Stivale e proseguendo fino ad arrivare ai giorni nostri e alle sfide che inevitabilmente affronteremo in futuro: la rottura del muro (ancora invalicabile) che divide i ricchi dai poveri e la speranza della convivialità in un mondo ufficialmente meticciato. Sono questi alcuni dei temi trattati da Mineo e Zanotelli nell’ambito dell’incontro denominato “21th century: il secolo meticcio”.
Praxis scuola a territorio - “L’obiettivo dei nostri incontri è quello di sollevare questioni politiche del territorio; allo stesso tempo, la nostra idea, è quella di creare una rete tra persone che vogliono raggiungere dei risultati comuni, in modo che anche in Italia si possa fare una politica efficace; quindi non necessariamente fermandoci a sognare Obama” ha precisato Amedeo Piva. Giunta alla settima edizione, Praxis prosegue il percorso rivolto a chi svolge un ruolo preminente all’interno della società, affinchè incontri la città, interloquisca e ascolti i cittadini. Con Praxis, lo spazio di parola è uno spazio ampio, di reciprocità, dove il dibattito e il confronto costruttivo rappresentano il comune denominatore degli appuntamenti, quest’anno identificati dalle quattro “i”: intelligenza, impegno, intergenerazionale, internazionale. “La nostra analisi parte da un dato oggettivo e confortante, cioè che un afroamericano è diventato presidente degli Stati Uniti. Oggi vogliamo ritagliare uno sguardo internazionale che possa essere il filo conduttore di una serie d’incontri. E lo vogliamo fare attraverso angoli di veduta differenti e autorevoli, quali possono essere quelli di Corradino Mineo e Alex Zanotelli” ha aggiunto Federico Colosi
L’intervento di Corradino Mineo - Il direttore di Rai News 24 ha incentrato il suo intervento tracciando le qualità del neo presidente degli Stati Uniti D’America। Un uomo durissimo, perspicace, attento e preparato। Un immigrato che ha concentrato la sua vita sugli studi, sul volontariato, il solidarismo e l’azione sociale, un uomo che si è fatto da sé, superando tutte le insidie e gli ostacoli che la società americana impone। L’ex giornalista del Manifesto e inviato Rai, lo considera un personaggio di una sostanza straordinaria che non ha fatto un errore in due anni di campagna elettorale, che rappresenta alcuni pezzi del sogno americano (per questo simile a Kennedy). “E se il suo modo di parlare somiglia a quella di un predicatore, il miracolo che ha fatto Obama è stato quello di vincere e sconfiggere l’establishment del suo Partito Democratico, che non lo voleva e che si era schierato a favore di Illary Clinton” ha affermato Corradino Mineo. “Questa realtà sociale e questo straordinario mondo multietnico, gli hanno permesso di vincere le elezioni” ha poi concluso. Sempre secondo l’ex vicedirettore di Rai tre, la vittoria di Obama può non avere alcun riflesso positivo nel nostro paese, oggi privo di valori e fondato su esigenze differenti, in altre parole, la sete del potere e del denaro.
L’intervento di Padre Alex Zanotelli – Per il missionario italiano, è reale che il futuro del mondo sia meticciato e che le popolazioni siano destinate a incontrarsi, ma il vero dramma del secolo è costituito dal muro invalicabile e impenetrabile che divide chi ha, da chi non ha। Esempio lampante, il dato secondo il quale ci sarebbe un 11% della popolazione che usufruirebbe dell’88% delle ricchezze. D’accordo con quanto detto su Obama, Zanotelli ha voluto incentrare il suo intervento sulla disastrosa situazione ambientale che colpisce il pianeta terra: “Sono arrabbiato e non riesco a capire più nulla. Quello che sta avvenendo è gravissimo, nessuno ne parla e chi tenta di farlo salta in aria. Quest’estate in televisione è apparso un mago con una bacchetta magica confidandoci che il problema dei rifiuti in Campania era stato risolto. Infatti, il problema è sparito dalle televisioni, ma non dalle strade”. Secondo Padre Zanotelli, oggigiorno impegnato nel rione Sanità di Napoli, l’Italia sarebbe vittima dei rifiuti tossici, degli accordi tra le industrie del nord, la camorra e le industrie toscane legate a Licio Gelli. Mentre la decisione presa da questo governo, con decreto 90, che impone alla Campania dodici discariche e quattro inceneritori, tutti siti d’interesse nazionale e dell’esercito, è la cosa che rende più amaro il tentativo di Padre Alex di riporre fiducia soprattutto nelle istituzioni. “Non è colpa dei politici, ma nostra, perché abbiamo tutti accettato un sistema, abbiamo mercificato tutto e l’unica legge che rispettiamo è quella del profitto. Della salute non ci interessa niente e se abbiamo impiegato venti-trent’anni per capire che l’amianto provoca tumori, cosa ci aspetta in futuro? Fra due-tre decenni cosa ci diranno? Faranno come Bush, che ha riconosciuto i suoi errori? Ma chi li pagherà?” ha dichiarato Zanotelli.
Per concludere, Zanotelli ha voluto rimarcare un concetto espresso quasi mezzo secolo or sono da Ike Eisenhower: “Quello che a Napoli chiamiamo “O sistema”, è stato denunciato e profetizzato nel lontano 17 gennaio del 1961 dal Generale, allora presidente, Eisenhower (che negli anni 40’ fu un convinto sostenitore della corsa agli armamenti) nel suo ultimo discorso alla nazione, giorno in cui mise in guardia il mondo dal pericolo rappresentato dagli interessi commerciali dell'industria bellica, che per sopravvivere aveva sempre bisogno di qualche guerra”।

24/11/08

Un personaggio stravagante, autentico, schietto, un artista a cui non dispiace incarnare la figura del romano doc। Per Lorenzo Jovanotti è un rapper, altri lo considerano un ciclone, un ragazzo simpatico, unico e divertente, mentre lui si autodefinisce un sopravvissuto. Remo Remotti si racconta senza freni. A telecamere spente ci parla della sua giovinezza, del rapporto con i genitori e del primo matrimonio con Maria Luisa Loy, sorella del regista Nanni. Ama la storia , per cui non riesce a non parlare dell’avvento del fascismo, del clima borghese che respirava da bambino e che nello stesso tempo rifiutava. Tante peripezie, qualche sofferenza, una serie di ricordi sbiaditi, ingialliti ma teneri. Durante l’intervista ci descrive il mondo della pittura, il suo primo amore, ma se gli si chiede di scegliere tra un’opera d’arte e una donna (rigorosamente mora), il signor Freud, per un’ora d’amore, sarebbe pronto a tradire la sua vocazione per il colore e la decorazione. Il corpo, il movimento, le passioni, l’incrocio dei sentimenti, prevalgono sul fascino e l’incanto di un quadro inchiodato alle pareti. Il nostro viaggio con Remo parte dal dopoguerra, quando, appena adulto, emigrò in Perù e con molti rimpianti: “Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei “che c’hai una sigaretta?”, “imprestami cento lire”, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma di merda! Mamma Roma: Addio! Dal 68’ al 71’, una borsa di studio lo spinge a spostarsi in Germania. Altri tempi, luoghi e abitudini differenti. A Berlino tutto o quasi era proibito, ma c’era spazio a sufficienza per le donne, il rispetto e l’amicizia. I soliti problemi di amore e i sensi di colpa dovuti a un tradimento, lo porteranno a denudarsi nella piazza centrale berlinese di Kurfϋrstendamm. Nel mezzo della sua trasferta anche l’incontro con Hans Magnus Enzensberger e il coraggio di dichiararsi: “Io sono un pittore”. Storie di altri tempi. Gli anni settanta rappresentano la svolta della sua carriera artistica. Il teatro d’avanguardia, l’incontro con il regista Marco Bellocchio e una parte nel Gabbiano di Chekov, rappresentano l’inizio di un percorso parallelo alla sua passione per la pittura. Ma Remo non si scompone e attribuisce il suo successo, nelle vesti di attore, esclusivamente a se stesso, quindi alla spontaneità e alla simpatia che l’hanno sempre contraddistinto; alla dote artistica innata. Parla delle sue magnifiche interpretazioni nei film diretti da Nanni Moretti, quali Bianca, Palombella Rossa e soprattutto quella di Sigmund Freud in Sogni d’Oro. Poi traccia un profilo dei suoi miti. Modigliani, Gauguin, ma soprattutto Federico Fellini e Alberto Burri. Sul set de “La nave va” stringerà la mano al genio del cinema italiano. E lo ricorda ancora nel momento in cui trova riduttiva la definizione di Ejzenstejn secondo la quale il cinema sarebbe una sottoarte della pittura. “Fellini è stato un magnifico pittore, ci ha messo sotto gli occhi un mondo di favola e d’immensa fantasia”. E non avevamo dubbi che avrebbe parlato anche di Burri, a suo parere il più grande pittore italiano del dopoguerra. Un vero punto di riferimento, un glorioso maestro per chi come Remo si è affacciato al mondo della pittura solo a trent’anni e in un clima d’incertezza economica e di disagio sociale. Tanti i registi che l’hanno voluto, molti i film. Uno di questi lo ricorda con molto piacere, fiero e quasi commosso. E’ “Notte Italiana” di Carlo Mazzacurati. Sul set, l’incontro con Luisa Pistoia si rivela un gratta e vinci, un colpo di fulmine che si materializza presto con il matrimonio e la nascita di Federica nel 1989; la migliore opera d’arte che Remo potesse creare. Tra i due c’è un rapporto formidabile e i sessantacinque anni di differenza non si fanno sentire. L’attenzione si sposta sulla Roma di oggi, diversa, meno bella di allora, ma pur sempre mamma Roma. Remotti ama la sua città ma non riesce a nascondere il suo dispiacere quando ne traccia i difetti. Eppure il rapporto con i giovani, onnipresenti durante le sue esibizioni nei locali della Capitale, è ottimo, speciale, naturale. Tifoso dei giallorossi, amante di San Lorenzo più che di Trastevere, Remotti non ha sogni da coltivare e si dichiara contrario ai progetti futuri. Canta De Gregori, sorride, scherza e risponde positivamente quando gli chiedo di un possibile duetto con Jovanotti. Per capire meglio l’immensità del personaggio, bisogna vederlo all’opera, guardarlo negli occhi, ascoltarlo da vicino, sentirne la saggezza e la follia. Un vento forte che respira gioia e malinconia, soffia rabbia e fantasia. La sua mano muove la penna su un quaderno bianco, per costruire l’ennesima fatica artistica e consegnare ai posteri un punto di vista decisamente sensazionale, sconcertante, sbalorditivo, irrazionale, istintivo. Remo Remotti umorista, attore, scrittore, drammaturgo, pittore, scultore, poeta o se vogliamo, semplicemente…artista.

18/11/08

A Roma in 200mila dicono “no” alla 133

Alle parole della Gelmini “Ragazzi, io non cedo”, i manifestanti rispondono con cori e striscioni: “Governo di nani, arriva lo tsunami”. L’onda anomala non si arresta
Nel giorno in cui 200mila persone tra studenti, professori, ricercatori universitari e sindacalisti, si sono riversati per le strade della Capitale ribadendo il proprio diritto allo studio e all’istruzione pubblica, il ministro Gelmini con una nota ha risposto all’onda anomala scesa in piazza in segno di protesta contro il decreto 133, accusato di tagliare i fondi agli Atenei: “Capisco l’ansia dei giovani, ma se voglio cambiare è proprio per dare loro un futuro”
Da P.zzale Aldo Moro a P.zza dei Cinquecento, da Via Cavour a P.zza Navona,da P.zzale Ostiense a Montecitorio, l’Università italiana non ci sta e dopo le occupazioni di numerose Facoltà, dopo i continui scioperi e i sit-in di protesta, circa duecentomila unità hanno sfilato, divisi in tre cortei o più, a colpi di cori, slogan e striscioni. Giovani accorsi da ogni parte dello Stivale hanno letteralmente invaso il centro di Roma percorrendo in maniera pacifica e ordinata un sentiero colorato, gioioso, allegorico, vivo e mai domo: “Stiamo manifestando per cercare di garantire quantomeno il nostro futuro e per bloccare questa specie di Riforma, che è semplicemente un taglio indiscriminato a quelle che sono le possibilità della Ricerca” (Claudia Zingaretti dottoranda biologa presso l’Università Federico II di Napoli). La guerra delle cifre non risparmia pareri discordanti: i 500mila per gli studenti sono i 100mila per la Polizia. Tagliando la testa al toro si potrebbe parlare di 300mila manifestanti, ma i numeri servono nella misura in cui il messaggio che si vuole trasmettere viene condiviso da chiunque e casomai raccolto dalla controparte. Tre chilometri di corteo (uno dei tanti) spero bastino per capire l’importanza di una protesta che non tende a placarsi e che porta con sé la ferita provocata dalla Riforma proposta dal Governo oltre che dalle parole di Mariastella Gelmini: “Ragazzi, io non cedo”. Gli studenti non approvano e controbattono, consapevoli che il potere non debba assolutamente intaccare il sapere: “Meno fiction, più education”, “Né tagli, né baroni”, “Facoltà di dissentire”! Ebbene sì, gli universitari non cedono e sono pronti a tornare in piazza più compatti che mai. Da Torino a Catanzaro, da Livorno a Firenze, da Foggia a Napoli, da Taranto a Parma, il treno dello studio, del sapere e della cultura, di stazione in stazione punta dritto verso un obiettivo comune e punta il dito contro il Governo, probabilmente ostile all’ascolto e al dialogo o forse troppo intelligente. Per alcuni si potrebbe rilanciare la Scuola e tagliare la Gelmini, imparare l’arte e non metterla da parte, per gli speranzosi lo scherzo è bello quando dura poco, per gli studenti fiorentini è addirittura meglio un clistere che la 133, mentre c’è chi pensa che Berlusconi debba ringraziare la Ricerca per i suoi capelli! Altri commentano a voce il loro disaccordo: “Sono sceso in piazza per rivendicare il mio diritto a essere un cittadino libero e sono libero solo se ho una cultura libera. Il tentativo di questo decreto di indirizzare la cultura e le università in fondazioni, è soprattutto un modo di imporre la cultura senza un criterio logico e uguale per tutti. A questo bisogna aggiungere che con il blocco del turnover nelle università, saranno bloccate le assunzioni con tutte le successive ricadute sulla Ricerca. E non dimentichiamoci che l’Italia resta il paese che investe meno sulla Ricerca e sul futuro” (Carlo Lombardi laureando specialista in Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi “La Sapienza). L’Italia dei giovani liceali, dell’università, dei lavoratori precari e dei sindacati, decide quindi di cavalcare un’onda che molti definiscono anomala. Infatti, era dagli anni di piombo che non si percepiva un certo disagio trasversale rispetto alle scelte delle istituzioni. Un malessere scomodo che si riflette in alcune scritte - “La rabbia come la marea non si argina. Noi in crisi vi ci mandiamo” oppure “Ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città” e ancora “Se non cambierà, lotta dura sarà” - e nelle parole dei manifestanti: “Siamo partiti stanotte per scendere in piazza, perché come i nostri colleghi avvertiamo il bisogno di dire no alla 133. Stiamo subendo un’ingiustizia enorme e storica in virtù dei tagli spropositati per quanto riguarda i finanziamenti pubblici. A noi non sta bene ed è per questo che ci uniamo al coro e non vogliamo pagare la crisi. Crediamo inoltre che la questione degli sprechi sia solo un pretesto per arrivare a una privatizzazione delle università, che non farà altro che sostituire le attuali baronie con quelle nuove. Bisogna creare una politica di diritti reali per gli studenti a tutti i livelli, dai triennalisti ai dottorandi, fino ad arrivare ai ricercatori e ai professori” (Andrea Fratta dell’Università degli Studi di Foggia e rappresentante della Facoltà di Lettere e Filosofia). Sciolto il timore di nuovi scontri, con i fazzoletti blu prestati al vento per simulare l’onda e con 1,5 miliardi di finanziamenti in meno per le Università, da una parte la protesta è apparsa incandescente: “Governo di nani, arriva lo tsunami”; dall’altra del tutto legittima: “Tremonti, Berlusconi, Gelmini, ridateci i quattrini”. Dalle Facoltà universitarie ai muri di Montecitorio, semplicemente “No alla 133”.

16/11/08

TRAVAGLIO IMBAVAGLIA CAPEZZONE

E' STATA UNA LITE FURIBONDA QUELLA SCOPPIATA DURANTE LA TRASMISSIONE "OTTO E MEZZO" SU LA7 CONDOTTA DA LILLI GRUBER, BRAVA NELL'OCCASIONE A CAVALCARE L'ONDA DI UNA DIATRIBA ANDATA IN CRESCENDO E TERMINATA CON UN SEMPLICE "SIETE INDISCIPLINATI", PRONUNCIATO DALLA ROSSA CONDUTTRICE. CAPEZZONE ELOGIA TRAVAGLIO MA IL GIORNALISTA MONTANELLIANO GLI DA DEL MAGGIORDOMO. LA POLEMICA S'ACCENDE SOPRATTUTTO NEL FINALE, QUANDO CAPEZZONE CONTROBATTE E GLI DA DEL "P COGLIONE", DEFINENDOLO PERALTRO L'AMICO DEL LEADER DELL'ITALIA DEI VALORI, ANTONIO DI PIETRO. IL DIBATTITO SI FA PESANTE QUANDO CAPEZZONE DEFINISCE TRAVAGLIO L'AMICO DI UN EROE. L'AUTORE DELLA SCOMPARSA DEI FATTI NON ACCETTA LA DEFINIZIONE E POI....IL TUTTO SCIVOLA VIA COME I TITOLI DI CODA DELLA TRASMISSIONE MARCO TRAVAGLIO, PROFESSIONE GIORNALISTA, BATTE AI PUNTI IL RADICALE DIVENTATO BERLUSCONIANO, COLUI CHE SI AUTODEFINISCE UN POLITICO CON LA LETTERA DI DIMISSIONI IN TASCA.
DUE LIBERALI A CONFRONTO, UNO COERENTE, L'ALTRO VOLTAGABBANA!

31/10/08

Dal nord al sud: “No alla Gelmini, si al referendum!”

Per vedere il servizio video http://www.lavoceditutti.it/include/video.asp?video=t_20081032a/01.wmv

A P.zza del Popolo vibranti proteste contro il Governo Berlusconi. In V.le Trastevere preso d’ assedio il ministero dell’Istruzione. A Roma va in scena l’Italia che resiste!

Cercavi giustizia ma trovasti la legge”, con la Gelmini targata Sante Pollastri e Girardengo nelle vesti della Scuola! con il ministro dell’Istruzione sotto assedio e rinchiuso nella sua Riforma, in realtà per molti manifestanti un “taglio” chiamato Tremonti, con l’opposizione vigile, unanime e nel taschino la proposta di una soluzione alternativa e più democratica: il referendum. Dal raccordo a P.zza della Repubblica, dalla Sapienza al Ministero, dal nord al sud, da Udine a Nuoro, da P.zza Esedra a P.zza del Popolo, l’Italia della scuola, dei bambini e dei maestri, degli studenti e degli insegnanti, dei professori e del personale scolastico, del mondo universitario e della Chiesa, ha risposto con fermezza ai 162 voti che ieri a Palazzo Madama hanno consentito l’approvazione del decreto Gelmini.

In una Roma bagnata, umida, gremita di bandiere, slogan e striscioni, un milione di persone ha voluto manifestare, all’indomani di una scelta non condivisa e discutibile, un malcontento generale che non ha alcun colore politico e che merita attenzione, perché diffuso e capillare. E’ in gioco il futuro di centinaia e migliaia di bambini, mamme e genitori. E’ in gioco il futuro della scuola pubblica a scapito di quella privata. E’ in gioco il diritto allo studio che non è né di destra né di sinistra. E’ in gioco quel po’ che resta dell’articolo della Costituzione che dice che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

Quando sono le 8.30, P.zza della Repubblica è stracolma. Lo scenario è magico, colorato, scritto, piovigginoso. L’effetto di massa è sconcertante. Lo sciopero generale indetto da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda inizia il suo percorso destinazione P.zza del Popolo. A Barberini i primi volti noti del centrosinistra: Fioroni, Epifani, Bindi e il leader del Pd Walter Veltroni, letteralmente circondati e assediati dai giornalisti. Nei pressi di P.zza di Spagna s’intravedono Ferrero, Orlando, Di Pietro e Mussi. Noi ne approfittiamo per ascoltare le parole di Fausto Bertinotti e quelle di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Nel frattempo il corteo degli studenti universitari sbuca a Termini e si dirige a Trastevere verso il Ministero, mentre circa un centinaio di pullman, giunti dal resto dello Stivale, si bloccano sul raccordo. I passeggeri decidono di scendere e proseguire a piedi. Da una parte all’altra di Roma, il grido di protesta è come un’onda anomala che porta con sé le ferite di chi si sente trascurato e ignorato dalle istituzioni. Di chi teme per il proprio futuro. La Capitale è un bagno di folla e a P.zza del Popolo è l’apoteosi!

E se “Gelmini nuoce gravemente alla salute, alla scuola e alla ricerca”, un collaboratore scolastico a rischio estinzione, chiede l’aiuto del WWF. La scuola pertanto, come recitano gran parte degli striscioni, andrebbe riformata e non tagliata. Alcuni liceali si chiedono dove andranno a finire le prostitute se 80mila professori rimarranno per strada, altri sono certi che “In Italia si studierà nei ri”Tagli” di tempo” e che probabilmente con meno insegnanti ci saranno più bambini ignoranti! Forse pensandoci bene, riprendendo i fratelli Cohen, “Non è un paese per giovani” e sicuramente non “Siamo tutte veline e troniste”.

Dal palco di P.zza del Popolo si comincia con l’inno di Mameli. La piazza risponde ed è musica per le orecchie dei vari Tremonti, Berlusconi e Gelmini. I sindacati spiegano le ragioni della protesta e i manifestanti rispondono con cori, urla e applausi. Il sorriso dei bambini e la voglia di farsi ascoltare dei giovanissimi, sembrano dipingere le volte di un cielo che si rassegna a proseguire il suo tragitto. La pioggia si arresta. Un processo inversamente proporzionale al rumore dei circa 300mila presenti. E intanto arrivano le notizie che a Trastevere le forze dell’ordine sono costrette a scendere in campo a difesa del Ministero. Non si verificano disordini, ma in migliaia prendono di mira il ministero dell’Istruzione al grido di “Noi la crisi non la paghiamo” e “La cultura vi fa paura/l’ignoranza è la vostra maggioranza

Ancora una volta, l’inno di Mameli sancisce la fine (o forse solo l’inizio) delle ostilità. Tutto questo non è un film. E’ realtà, ma non è il primo maggio, non è Woodstock, non è il concerto dei Beatles o tantomeno un corteo sessantottino. E’ l’Italia che resiste e che combatte la legge sulla Riforma della scuola targata Gelmini.

29/10/08

Approvato il decreto Gelmini tra le proteste

L’Idv rilancia l’idea di un referendum. A P.zza Navona scontri tra studenti di destra e di sinistra. Tensione in Senato e tra le strade del centro storico. Domani manifestazione nazionale da P.zza Esedra a P.zza del Popolo

Il Decreto Gelmini diventa Legge - Alle 10.37, con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti, il decreto Gelmini diventa Legge, esattamente settantanove anni dopo il “martedì nero” , il crollo delle borse di New York e il calvario della Grande Depressione. A Palazzo Madama, in un clima di protesta, duro scontro, sconcerto e rassegnazione, il Governo Berlusconi approva il decreto Gelmini e il Capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro scende in strada per ribadire a studenti, professori e genitori, che la battaglia per una legge a suo parere incostituzionale, non si fermerà e andrà avanti già a partire dalla manifestazione di domani. E nell’angolo l’idea di un referendum proposto dall’Idv. “Il referendum è una buona idea per rispondere con uno strumento di democrazia diretta a questo governo che si tappa orecchie e bocca” ha dichiarato Finocchiaro.

Continua la protesta - Migliaia di studenti accorsi in mattinata con spirito e profondo senso di disapprovazione, stentano a credere che giorni e giorni di protesta non siano serviti a nulla. Come in un rewind, scivolano via i ricordi di giornate trascorse a colorare striscioni, a urlare cori e spot anti-Gelmini, a manifestare per garantire la tutela dei diritti di ogni studente, nonostante la fatica fisica e mentale che ogni forma di dissenso comporta. E rimarranno un triste ricordo le voci di piccoli studenti che in una scuola di San Lorenzo avevano imparato a gridare: “La firma dei bambini non fa rima con Gelmini”. Mentre adesso risuonerà forte quel “Che ne sarà di noi”. Accezione e punto di domanda trasversale. Eppure le sigle dei gruppi studenteschi annunciano battaglia, a partire dal corteo di domani che da P.zza Esedra confluirà a P.zza del Popolo. E intanto i cortei continuano a sfilare in tutto il territorio del centro storico con le forze dell’ordine che presidiano Corso Rinascimento.

Le contrastanti dichiarazioni - Per l’opposizione, la legge approvata a Palazzo Madama taglierebbe i fondi all’istruzione e ridimensionerebbe il ruolo della scuola pubblica, mentre per la maggioranza darà un nuovo smalto alla scuola. Per il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’occupazione. E intanto a P.zza Navona si registrano scontri tra manifestanti di destra e di sinistra, per quella che doveva essere una battaglia che non avrebbe dovuto piegarsi a forme di strumentalizzazione e non avrebbe dovuto aver alcun colore politico.

Voto in condotta e maestro unico - Due punti sui quali si è maggiormente soffermata la protesta dei giorni scorsi e che hanno preceduto l’approvazione del decreto. Maestro unico (articolo 4) - Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione previsti dall'articolo 64 del Dl 112/2008 per la riorganizzazione del servizio scolastico e dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico delle scuole, si prevede che le istituzioni scolastiche costituiscano nelle scuole primarie classi assegnate a un unico insegnante e funzionanti con un orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si terrà conto delle esigenze legate alla domanda delle famiglie di una più ampia articolazione del tempo-scuola. Una sequenza contrattuale definirà il trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola primaria per le ore aggiuntive (si passa da un orario settimanale di 22 ore a uno di 24 ore) rispetto all'orario d'obbligo stabilito dalle attuali disposizioni contrattuali. Il ministro dell'Economia, di concerto con il ministro dell'Istruzione, provvederà alla verifica degli effetti finanziari a decorrere dal 1° settembre 2009. A seguito della verifica si provvederà, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d'istituto delle istituzioni scolastiche da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili dalle economie di spesa destinate a incrementare le risorse contrattuali (articolo 64, comma 9, del Dl 112/2008). La disciplina entra in vigore dall'anno scolastico 2009/2010 nelle prime classi del ciclo scolastico. Votazione sul comportamento (articolo 2, comma 3) - La votazione del comportamento degli studenti espressa collegialmente dal consiglio di classe inferiore a sei decimi ha come conseguenza la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo di studi. Un decreto Istruzione specificherà le modalità applicative e i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi. La disposizione si applica comunque dall'inizio dell'anno scolastico.

Punti di domanda - Forse il fenomeno del bullismo non si risponde solo con la repressione e con un semplice cinque in condotta e appare esagerato che in una scuola elementare si possano bocciare dei ragazzi. E sulla figura del maestro unico? Sembrerebbe un’idea retrò, affascinante, ma dalle conseguenze catastrofiche in termini di occupazione e qualità degli studi: 250.000 posti di lavoro in meno.