16/07/09

ABBIAMO UN GRILLO PER LA TESTA!

02/07/09

BERSANI LANCIA LA SFIDA A FRANCESCHINI

L'ex Ministro allo Sviluppo Economico si candida alla segreteria del Pd e gongolano Letta, Bindi e D'Alema

Bersani sfida Franceschini - Come d'incanto, l'attuale comandante di una nave che barcolla ma non crolla, al secolo Dario Franceschini, sembra essersi dileguato, sparito nel nulla. Il suo compito sembra ormai giunto al capolinea. A mettere a rischio la permanenza dell'attuale segretario "commissario", emerge la figura del piacentino di Bettola Pierluigi Bersani, ben visto peraltro dai vari Letta, Bindi e soprattutto da Massimo D'Alema. Innovazione e rinnovamento sono gli elementi del programma che potrebbero far pendere la bilancia dalla parte dell'ex ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi atto secondo. A partire da un nuovo concetto di centrosinistra e dalle alleanze che inevitabilmente bisognerà fare per sperare di riconquistare il vertice dello Stivale.

Si può fare di più - Per ridare vitalità al PD, la ricetta di Bersani prevede un partito popolare, laico, radicato nel territorio e nelle nuove generazioni. Ma potrebbe non bastare. Ancora una volta gli esponenti del Pd dimenticano come la comunicazione, la gestione e la cura dei messaggi da veicolare e la definizione delle azioni da sviluppare a partire da una riorganizzazione interna delle idee e da una linea di pensiero comune coerente e ben definita, siano fondamentali per poter convincere gli italiani a votare centrosinistra.

Il rischio delle primarie - Seppur democratiche, le primarie o ancora meglio i malcontenti interni che questo processo rischia paradossalmente di alimentare, potrebbero rivelarsi letali. Bisognerà pertanto, da qui a ottobre, condurre una campagna informativa che non accentui le differenze e che al contrario favorisca, attraverso il principio democratico di un'elezione interna, il concetto di unione e condivisione tra le parti interessate. Una linea di pensiero, una direzione, un obiettivo, una dimensione, una struttura solida che sviluppi un processo di partecipazione a vari livelli con il coinvolgimento diretto degli attori sociali sempre, comunque e in ogni dove.

Comincia la sfida - Il Pd è chiamato alla prova del nove. A Bersani potrebbero essere affidate le chiavi del futuro del centrosinistra. Il ministro ombra dell'Economia gongola. Franceschini non molla e resiste, grazie all'apporto di Walter Veltroni. Ds contro Margherita, socialisti contro cattolici democratici. L'ennesima sfida interna che i due candidati alla segreteria del Pd non vogliono assolutamente perdere. Ai nastri di partenza per una nuova sfida chiamata PD.

30/06/09

L'INGIUSTO SPETTACOLO DEI FUOCHI D'ARTIFICIO

Spese folli, spese ingenti a discapito di popolazioni di seconda mano. E’ la dura legge del folklore, dello spettacolo, della messa in scena di un evento

La popolazione, anche quella più umile, non resiste al richiamo dei botti. Orizzontalmente o verticalmente, comunque ci si dispone sul selciato per osservare quel panorama di Betlemme che da lì a qualche minuto farà discutere, parlare di sé, anche e soprattutto in maniera positiva.

La massa segue e insegue, due colpi come due bombe e a distanza di qualche minuto, aprono il sipario per uno spettacolo che si fa, sempre si farà, ma che forse non si dovrebbe fare. I terremotati sono un lontano ricordo, gli sfollati possono pure attendere, i disoccupati e gli ammalati che stiano al loro posto.

L’orchestra si ferma, il respiro si blocca, qualcuno accende una sigaretta, c’è chi preferisce la compagnia di una birra, chi abbraccia il proprio amore, chi comincia a sospirare i vari “Uhhhhhhh”, “Belliiiiiiiiiii” e chi si incanta totalmente e comincia a pensare seriamente a quello spreco di denaro pubblico.

Lo spettacolo va avanti e i fuochi cominciano a prendere forma: c’è la pioggia, ci sono i lampioni e i paracaduti, mentre in Iran c’è la guerra e la stanno trasmettendo. “Qualcuno accusa qualcuno, qualcun altro ha detto che non è così”

Intanto, giovani e meno giovani continuano a contemplare quello scenario. Due adolescenti si stringono la mano, i ricordi scivolano via lungo tuoni che piovono dal cielo. Due anziani riavvolgono il nastro della loro vita. Mentre, non lontano dal nostro mondo, migliaia di bambini colorati muoiono per assenza di cibo. Ma i fuochi sono un’istituzione e non possono mancare.

Nemmeno la Chiesa riesce a bloccarli, anzi. C’è anche un giro d’affari difficile da fermare.

Gli ultimi tre colpi sanciscono la fine delle ostilità. L’insospettabile alla finestra applaude. Tutti applaudono. I sorrisi si sprecano.

Lo spettacolo deve ancora cominciare!

Max.Na.

11/12/08

21th century: il secolo meticcio

21th century, il secolo meticcio - Sabato 9 dicembre, nella Chiesa di S। Andrea al Quirinale, si è svolto l’incontro organizzato e coordinato dal direttore di Praxis scuola e territorio, Federico Colosi। Introdotti da Amedeo Piva, gli ospiti dell’evento sono stati Corradino Mineo, direttore di Rai News 24 e Alex Zanotelli, religioso e missionario italiano sempre in prima linea nella battaglia contro il ricorso agli armamenti e onnipresente al fianco di popolazioni deboli e fragili। Dalla forza distruttiva delle armi ai rifiuti che devastano la Campania e minacciano la Calabria e il Lazio, da Obama alla camorra, passando per le scelte infelici dei governi dello Stivale e proseguendo fino ad arrivare ai giorni nostri e alle sfide che inevitabilmente affronteremo in futuro: la rottura del muro (ancora invalicabile) che divide i ricchi dai poveri e la speranza della convivialità in un mondo ufficialmente meticciato. Sono questi alcuni dei temi trattati da Mineo e Zanotelli nell’ambito dell’incontro denominato “21th century: il secolo meticcio”.
Praxis scuola a territorio - “L’obiettivo dei nostri incontri è quello di sollevare questioni politiche del territorio; allo stesso tempo, la nostra idea, è quella di creare una rete tra persone che vogliono raggiungere dei risultati comuni, in modo che anche in Italia si possa fare una politica efficace; quindi non necessariamente fermandoci a sognare Obama” ha precisato Amedeo Piva. Giunta alla settima edizione, Praxis prosegue il percorso rivolto a chi svolge un ruolo preminente all’interno della società, affinchè incontri la città, interloquisca e ascolti i cittadini. Con Praxis, lo spazio di parola è uno spazio ampio, di reciprocità, dove il dibattito e il confronto costruttivo rappresentano il comune denominatore degli appuntamenti, quest’anno identificati dalle quattro “i”: intelligenza, impegno, intergenerazionale, internazionale. “La nostra analisi parte da un dato oggettivo e confortante, cioè che un afroamericano è diventato presidente degli Stati Uniti. Oggi vogliamo ritagliare uno sguardo internazionale che possa essere il filo conduttore di una serie d’incontri. E lo vogliamo fare attraverso angoli di veduta differenti e autorevoli, quali possono essere quelli di Corradino Mineo e Alex Zanotelli” ha aggiunto Federico Colosi
L’intervento di Corradino Mineo - Il direttore di Rai News 24 ha incentrato il suo intervento tracciando le qualità del neo presidente degli Stati Uniti D’America। Un uomo durissimo, perspicace, attento e preparato। Un immigrato che ha concentrato la sua vita sugli studi, sul volontariato, il solidarismo e l’azione sociale, un uomo che si è fatto da sé, superando tutte le insidie e gli ostacoli che la società americana impone। L’ex giornalista del Manifesto e inviato Rai, lo considera un personaggio di una sostanza straordinaria che non ha fatto un errore in due anni di campagna elettorale, che rappresenta alcuni pezzi del sogno americano (per questo simile a Kennedy). “E se il suo modo di parlare somiglia a quella di un predicatore, il miracolo che ha fatto Obama è stato quello di vincere e sconfiggere l’establishment del suo Partito Democratico, che non lo voleva e che si era schierato a favore di Illary Clinton” ha affermato Corradino Mineo. “Questa realtà sociale e questo straordinario mondo multietnico, gli hanno permesso di vincere le elezioni” ha poi concluso. Sempre secondo l’ex vicedirettore di Rai tre, la vittoria di Obama può non avere alcun riflesso positivo nel nostro paese, oggi privo di valori e fondato su esigenze differenti, in altre parole, la sete del potere e del denaro.
L’intervento di Padre Alex Zanotelli – Per il missionario italiano, è reale che il futuro del mondo sia meticciato e che le popolazioni siano destinate a incontrarsi, ma il vero dramma del secolo è costituito dal muro invalicabile e impenetrabile che divide chi ha, da chi non ha। Esempio lampante, il dato secondo il quale ci sarebbe un 11% della popolazione che usufruirebbe dell’88% delle ricchezze. D’accordo con quanto detto su Obama, Zanotelli ha voluto incentrare il suo intervento sulla disastrosa situazione ambientale che colpisce il pianeta terra: “Sono arrabbiato e non riesco a capire più nulla. Quello che sta avvenendo è gravissimo, nessuno ne parla e chi tenta di farlo salta in aria. Quest’estate in televisione è apparso un mago con una bacchetta magica confidandoci che il problema dei rifiuti in Campania era stato risolto. Infatti, il problema è sparito dalle televisioni, ma non dalle strade”. Secondo Padre Zanotelli, oggigiorno impegnato nel rione Sanità di Napoli, l’Italia sarebbe vittima dei rifiuti tossici, degli accordi tra le industrie del nord, la camorra e le industrie toscane legate a Licio Gelli. Mentre la decisione presa da questo governo, con decreto 90, che impone alla Campania dodici discariche e quattro inceneritori, tutti siti d’interesse nazionale e dell’esercito, è la cosa che rende più amaro il tentativo di Padre Alex di riporre fiducia soprattutto nelle istituzioni. “Non è colpa dei politici, ma nostra, perché abbiamo tutti accettato un sistema, abbiamo mercificato tutto e l’unica legge che rispettiamo è quella del profitto. Della salute non ci interessa niente e se abbiamo impiegato venti-trent’anni per capire che l’amianto provoca tumori, cosa ci aspetta in futuro? Fra due-tre decenni cosa ci diranno? Faranno come Bush, che ha riconosciuto i suoi errori? Ma chi li pagherà?” ha dichiarato Zanotelli.
Per concludere, Zanotelli ha voluto rimarcare un concetto espresso quasi mezzo secolo or sono da Ike Eisenhower: “Quello che a Napoli chiamiamo “O sistema”, è stato denunciato e profetizzato nel lontano 17 gennaio del 1961 dal Generale, allora presidente, Eisenhower (che negli anni 40’ fu un convinto sostenitore della corsa agli armamenti) nel suo ultimo discorso alla nazione, giorno in cui mise in guardia il mondo dal pericolo rappresentato dagli interessi commerciali dell'industria bellica, che per sopravvivere aveva sempre bisogno di qualche guerra”।

24/11/08

Un personaggio stravagante, autentico, schietto, un artista a cui non dispiace incarnare la figura del romano doc। Per Lorenzo Jovanotti è un rapper, altri lo considerano un ciclone, un ragazzo simpatico, unico e divertente, mentre lui si autodefinisce un sopravvissuto. Remo Remotti si racconta senza freni. A telecamere spente ci parla della sua giovinezza, del rapporto con i genitori e del primo matrimonio con Maria Luisa Loy, sorella del regista Nanni. Ama la storia , per cui non riesce a non parlare dell’avvento del fascismo, del clima borghese che respirava da bambino e che nello stesso tempo rifiutava. Tante peripezie, qualche sofferenza, una serie di ricordi sbiaditi, ingialliti ma teneri. Durante l’intervista ci descrive il mondo della pittura, il suo primo amore, ma se gli si chiede di scegliere tra un’opera d’arte e una donna (rigorosamente mora), il signor Freud, per un’ora d’amore, sarebbe pronto a tradire la sua vocazione per il colore e la decorazione. Il corpo, il movimento, le passioni, l’incrocio dei sentimenti, prevalgono sul fascino e l’incanto di un quadro inchiodato alle pareti. Il nostro viaggio con Remo parte dal dopoguerra, quando, appena adulto, emigrò in Perù e con molti rimpianti: “Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei “che c’hai una sigaretta?”, “imprestami cento lire”, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma di merda! Mamma Roma: Addio! Dal 68’ al 71’, una borsa di studio lo spinge a spostarsi in Germania. Altri tempi, luoghi e abitudini differenti. A Berlino tutto o quasi era proibito, ma c’era spazio a sufficienza per le donne, il rispetto e l’amicizia. I soliti problemi di amore e i sensi di colpa dovuti a un tradimento, lo porteranno a denudarsi nella piazza centrale berlinese di Kurfϋrstendamm. Nel mezzo della sua trasferta anche l’incontro con Hans Magnus Enzensberger e il coraggio di dichiararsi: “Io sono un pittore”. Storie di altri tempi. Gli anni settanta rappresentano la svolta della sua carriera artistica. Il teatro d’avanguardia, l’incontro con il regista Marco Bellocchio e una parte nel Gabbiano di Chekov, rappresentano l’inizio di un percorso parallelo alla sua passione per la pittura. Ma Remo non si scompone e attribuisce il suo successo, nelle vesti di attore, esclusivamente a se stesso, quindi alla spontaneità e alla simpatia che l’hanno sempre contraddistinto; alla dote artistica innata. Parla delle sue magnifiche interpretazioni nei film diretti da Nanni Moretti, quali Bianca, Palombella Rossa e soprattutto quella di Sigmund Freud in Sogni d’Oro. Poi traccia un profilo dei suoi miti. Modigliani, Gauguin, ma soprattutto Federico Fellini e Alberto Burri. Sul set de “La nave va” stringerà la mano al genio del cinema italiano. E lo ricorda ancora nel momento in cui trova riduttiva la definizione di Ejzenstejn secondo la quale il cinema sarebbe una sottoarte della pittura. “Fellini è stato un magnifico pittore, ci ha messo sotto gli occhi un mondo di favola e d’immensa fantasia”. E non avevamo dubbi che avrebbe parlato anche di Burri, a suo parere il più grande pittore italiano del dopoguerra. Un vero punto di riferimento, un glorioso maestro per chi come Remo si è affacciato al mondo della pittura solo a trent’anni e in un clima d’incertezza economica e di disagio sociale. Tanti i registi che l’hanno voluto, molti i film. Uno di questi lo ricorda con molto piacere, fiero e quasi commosso. E’ “Notte Italiana” di Carlo Mazzacurati. Sul set, l’incontro con Luisa Pistoia si rivela un gratta e vinci, un colpo di fulmine che si materializza presto con il matrimonio e la nascita di Federica nel 1989; la migliore opera d’arte che Remo potesse creare. Tra i due c’è un rapporto formidabile e i sessantacinque anni di differenza non si fanno sentire. L’attenzione si sposta sulla Roma di oggi, diversa, meno bella di allora, ma pur sempre mamma Roma. Remotti ama la sua città ma non riesce a nascondere il suo dispiacere quando ne traccia i difetti. Eppure il rapporto con i giovani, onnipresenti durante le sue esibizioni nei locali della Capitale, è ottimo, speciale, naturale. Tifoso dei giallorossi, amante di San Lorenzo più che di Trastevere, Remotti non ha sogni da coltivare e si dichiara contrario ai progetti futuri. Canta De Gregori, sorride, scherza e risponde positivamente quando gli chiedo di un possibile duetto con Jovanotti. Per capire meglio l’immensità del personaggio, bisogna vederlo all’opera, guardarlo negli occhi, ascoltarlo da vicino, sentirne la saggezza e la follia. Un vento forte che respira gioia e malinconia, soffia rabbia e fantasia. La sua mano muove la penna su un quaderno bianco, per costruire l’ennesima fatica artistica e consegnare ai posteri un punto di vista decisamente sensazionale, sconcertante, sbalorditivo, irrazionale, istintivo. Remo Remotti umorista, attore, scrittore, drammaturgo, pittore, scultore, poeta o se vogliamo, semplicemente…artista.

18/11/08

A Roma in 200mila dicono “no” alla 133

Alle parole della Gelmini “Ragazzi, io non cedo”, i manifestanti rispondono con cori e striscioni: “Governo di nani, arriva lo tsunami”. L’onda anomala non si arresta
Nel giorno in cui 200mila persone tra studenti, professori, ricercatori universitari e sindacalisti, si sono riversati per le strade della Capitale ribadendo il proprio diritto allo studio e all’istruzione pubblica, il ministro Gelmini con una nota ha risposto all’onda anomala scesa in piazza in segno di protesta contro il decreto 133, accusato di tagliare i fondi agli Atenei: “Capisco l’ansia dei giovani, ma se voglio cambiare è proprio per dare loro un futuro”
Da P.zzale Aldo Moro a P.zza dei Cinquecento, da Via Cavour a P.zza Navona,da P.zzale Ostiense a Montecitorio, l’Università italiana non ci sta e dopo le occupazioni di numerose Facoltà, dopo i continui scioperi e i sit-in di protesta, circa duecentomila unità hanno sfilato, divisi in tre cortei o più, a colpi di cori, slogan e striscioni. Giovani accorsi da ogni parte dello Stivale hanno letteralmente invaso il centro di Roma percorrendo in maniera pacifica e ordinata un sentiero colorato, gioioso, allegorico, vivo e mai domo: “Stiamo manifestando per cercare di garantire quantomeno il nostro futuro e per bloccare questa specie di Riforma, che è semplicemente un taglio indiscriminato a quelle che sono le possibilità della Ricerca” (Claudia Zingaretti dottoranda biologa presso l’Università Federico II di Napoli). La guerra delle cifre non risparmia pareri discordanti: i 500mila per gli studenti sono i 100mila per la Polizia. Tagliando la testa al toro si potrebbe parlare di 300mila manifestanti, ma i numeri servono nella misura in cui il messaggio che si vuole trasmettere viene condiviso da chiunque e casomai raccolto dalla controparte. Tre chilometri di corteo (uno dei tanti) spero bastino per capire l’importanza di una protesta che non tende a placarsi e che porta con sé la ferita provocata dalla Riforma proposta dal Governo oltre che dalle parole di Mariastella Gelmini: “Ragazzi, io non cedo”. Gli studenti non approvano e controbattono, consapevoli che il potere non debba assolutamente intaccare il sapere: “Meno fiction, più education”, “Né tagli, né baroni”, “Facoltà di dissentire”! Ebbene sì, gli universitari non cedono e sono pronti a tornare in piazza più compatti che mai. Da Torino a Catanzaro, da Livorno a Firenze, da Foggia a Napoli, da Taranto a Parma, il treno dello studio, del sapere e della cultura, di stazione in stazione punta dritto verso un obiettivo comune e punta il dito contro il Governo, probabilmente ostile all’ascolto e al dialogo o forse troppo intelligente. Per alcuni si potrebbe rilanciare la Scuola e tagliare la Gelmini, imparare l’arte e non metterla da parte, per gli speranzosi lo scherzo è bello quando dura poco, per gli studenti fiorentini è addirittura meglio un clistere che la 133, mentre c’è chi pensa che Berlusconi debba ringraziare la Ricerca per i suoi capelli! Altri commentano a voce il loro disaccordo: “Sono sceso in piazza per rivendicare il mio diritto a essere un cittadino libero e sono libero solo se ho una cultura libera. Il tentativo di questo decreto di indirizzare la cultura e le università in fondazioni, è soprattutto un modo di imporre la cultura senza un criterio logico e uguale per tutti. A questo bisogna aggiungere che con il blocco del turnover nelle università, saranno bloccate le assunzioni con tutte le successive ricadute sulla Ricerca. E non dimentichiamoci che l’Italia resta il paese che investe meno sulla Ricerca e sul futuro” (Carlo Lombardi laureando specialista in Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi “La Sapienza). L’Italia dei giovani liceali, dell’università, dei lavoratori precari e dei sindacati, decide quindi di cavalcare un’onda che molti definiscono anomala. Infatti, era dagli anni di piombo che non si percepiva un certo disagio trasversale rispetto alle scelte delle istituzioni. Un malessere scomodo che si riflette in alcune scritte - “La rabbia come la marea non si argina. Noi in crisi vi ci mandiamo” oppure “Ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città” e ancora “Se non cambierà, lotta dura sarà” - e nelle parole dei manifestanti: “Siamo partiti stanotte per scendere in piazza, perché come i nostri colleghi avvertiamo il bisogno di dire no alla 133. Stiamo subendo un’ingiustizia enorme e storica in virtù dei tagli spropositati per quanto riguarda i finanziamenti pubblici. A noi non sta bene ed è per questo che ci uniamo al coro e non vogliamo pagare la crisi. Crediamo inoltre che la questione degli sprechi sia solo un pretesto per arrivare a una privatizzazione delle università, che non farà altro che sostituire le attuali baronie con quelle nuove. Bisogna creare una politica di diritti reali per gli studenti a tutti i livelli, dai triennalisti ai dottorandi, fino ad arrivare ai ricercatori e ai professori” (Andrea Fratta dell’Università degli Studi di Foggia e rappresentante della Facoltà di Lettere e Filosofia). Sciolto il timore di nuovi scontri, con i fazzoletti blu prestati al vento per simulare l’onda e con 1,5 miliardi di finanziamenti in meno per le Università, da una parte la protesta è apparsa incandescente: “Governo di nani, arriva lo tsunami”; dall’altra del tutto legittima: “Tremonti, Berlusconi, Gelmini, ridateci i quattrini”. Dalle Facoltà universitarie ai muri di Montecitorio, semplicemente “No alla 133”.

16/11/08

TRAVAGLIO IMBAVAGLIA CAPEZZONE

E' STATA UNA LITE FURIBONDA QUELLA SCOPPIATA DURANTE LA TRASMISSIONE "OTTO E MEZZO" SU LA7 CONDOTTA DA LILLI GRUBER, BRAVA NELL'OCCASIONE A CAVALCARE L'ONDA DI UNA DIATRIBA ANDATA IN CRESCENDO E TERMINATA CON UN SEMPLICE "SIETE INDISCIPLINATI", PRONUNCIATO DALLA ROSSA CONDUTTRICE. CAPEZZONE ELOGIA TRAVAGLIO MA IL GIORNALISTA MONTANELLIANO GLI DA DEL MAGGIORDOMO. LA POLEMICA S'ACCENDE SOPRATTUTTO NEL FINALE, QUANDO CAPEZZONE CONTROBATTE E GLI DA DEL "P COGLIONE", DEFINENDOLO PERALTRO L'AMICO DEL LEADER DELL'ITALIA DEI VALORI, ANTONIO DI PIETRO. IL DIBATTITO SI FA PESANTE QUANDO CAPEZZONE DEFINISCE TRAVAGLIO L'AMICO DI UN EROE. L'AUTORE DELLA SCOMPARSA DEI FATTI NON ACCETTA LA DEFINIZIONE E POI....IL TUTTO SCIVOLA VIA COME I TITOLI DI CODA DELLA TRASMISSIONE MARCO TRAVAGLIO, PROFESSIONE GIORNALISTA, BATTE AI PUNTI IL RADICALE DIVENTATO BERLUSCONIANO, COLUI CHE SI AUTODEFINISCE UN POLITICO CON LA LETTERA DI DIMISSIONI IN TASCA.
DUE LIBERALI A CONFRONTO, UNO COERENTE, L'ALTRO VOLTAGABBANA!

31/10/08

Dal nord al sud: “No alla Gelmini, si al referendum!”

Per vedere il servizio video http://www.lavoceditutti.it/include/video.asp?video=t_20081032a/01.wmv

A P.zza del Popolo vibranti proteste contro il Governo Berlusconi. In V.le Trastevere preso d’ assedio il ministero dell’Istruzione. A Roma va in scena l’Italia che resiste!

Cercavi giustizia ma trovasti la legge”, con la Gelmini targata Sante Pollastri e Girardengo nelle vesti della Scuola! con il ministro dell’Istruzione sotto assedio e rinchiuso nella sua Riforma, in realtà per molti manifestanti un “taglio” chiamato Tremonti, con l’opposizione vigile, unanime e nel taschino la proposta di una soluzione alternativa e più democratica: il referendum. Dal raccordo a P.zza della Repubblica, dalla Sapienza al Ministero, dal nord al sud, da Udine a Nuoro, da P.zza Esedra a P.zza del Popolo, l’Italia della scuola, dei bambini e dei maestri, degli studenti e degli insegnanti, dei professori e del personale scolastico, del mondo universitario e della Chiesa, ha risposto con fermezza ai 162 voti che ieri a Palazzo Madama hanno consentito l’approvazione del decreto Gelmini.

In una Roma bagnata, umida, gremita di bandiere, slogan e striscioni, un milione di persone ha voluto manifestare, all’indomani di una scelta non condivisa e discutibile, un malcontento generale che non ha alcun colore politico e che merita attenzione, perché diffuso e capillare. E’ in gioco il futuro di centinaia e migliaia di bambini, mamme e genitori. E’ in gioco il futuro della scuola pubblica a scapito di quella privata. E’ in gioco il diritto allo studio che non è né di destra né di sinistra. E’ in gioco quel po’ che resta dell’articolo della Costituzione che dice che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

Quando sono le 8.30, P.zza della Repubblica è stracolma. Lo scenario è magico, colorato, scritto, piovigginoso. L’effetto di massa è sconcertante. Lo sciopero generale indetto da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda inizia il suo percorso destinazione P.zza del Popolo. A Barberini i primi volti noti del centrosinistra: Fioroni, Epifani, Bindi e il leader del Pd Walter Veltroni, letteralmente circondati e assediati dai giornalisti. Nei pressi di P.zza di Spagna s’intravedono Ferrero, Orlando, Di Pietro e Mussi. Noi ne approfittiamo per ascoltare le parole di Fausto Bertinotti e quelle di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Nel frattempo il corteo degli studenti universitari sbuca a Termini e si dirige a Trastevere verso il Ministero, mentre circa un centinaio di pullman, giunti dal resto dello Stivale, si bloccano sul raccordo. I passeggeri decidono di scendere e proseguire a piedi. Da una parte all’altra di Roma, il grido di protesta è come un’onda anomala che porta con sé le ferite di chi si sente trascurato e ignorato dalle istituzioni. Di chi teme per il proprio futuro. La Capitale è un bagno di folla e a P.zza del Popolo è l’apoteosi!

E se “Gelmini nuoce gravemente alla salute, alla scuola e alla ricerca”, un collaboratore scolastico a rischio estinzione, chiede l’aiuto del WWF. La scuola pertanto, come recitano gran parte degli striscioni, andrebbe riformata e non tagliata. Alcuni liceali si chiedono dove andranno a finire le prostitute se 80mila professori rimarranno per strada, altri sono certi che “In Italia si studierà nei ri”Tagli” di tempo” e che probabilmente con meno insegnanti ci saranno più bambini ignoranti! Forse pensandoci bene, riprendendo i fratelli Cohen, “Non è un paese per giovani” e sicuramente non “Siamo tutte veline e troniste”.

Dal palco di P.zza del Popolo si comincia con l’inno di Mameli. La piazza risponde ed è musica per le orecchie dei vari Tremonti, Berlusconi e Gelmini. I sindacati spiegano le ragioni della protesta e i manifestanti rispondono con cori, urla e applausi. Il sorriso dei bambini e la voglia di farsi ascoltare dei giovanissimi, sembrano dipingere le volte di un cielo che si rassegna a proseguire il suo tragitto. La pioggia si arresta. Un processo inversamente proporzionale al rumore dei circa 300mila presenti. E intanto arrivano le notizie che a Trastevere le forze dell’ordine sono costrette a scendere in campo a difesa del Ministero. Non si verificano disordini, ma in migliaia prendono di mira il ministero dell’Istruzione al grido di “Noi la crisi non la paghiamo” e “La cultura vi fa paura/l’ignoranza è la vostra maggioranza

Ancora una volta, l’inno di Mameli sancisce la fine (o forse solo l’inizio) delle ostilità. Tutto questo non è un film. E’ realtà, ma non è il primo maggio, non è Woodstock, non è il concerto dei Beatles o tantomeno un corteo sessantottino. E’ l’Italia che resiste e che combatte la legge sulla Riforma della scuola targata Gelmini.

29/10/08

Approvato il decreto Gelmini tra le proteste

L’Idv rilancia l’idea di un referendum. A P.zza Navona scontri tra studenti di destra e di sinistra. Tensione in Senato e tra le strade del centro storico. Domani manifestazione nazionale da P.zza Esedra a P.zza del Popolo

Il Decreto Gelmini diventa Legge - Alle 10.37, con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti, il decreto Gelmini diventa Legge, esattamente settantanove anni dopo il “martedì nero” , il crollo delle borse di New York e il calvario della Grande Depressione. A Palazzo Madama, in un clima di protesta, duro scontro, sconcerto e rassegnazione, il Governo Berlusconi approva il decreto Gelmini e il Capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro scende in strada per ribadire a studenti, professori e genitori, che la battaglia per una legge a suo parere incostituzionale, non si fermerà e andrà avanti già a partire dalla manifestazione di domani. E nell’angolo l’idea di un referendum proposto dall’Idv. “Il referendum è una buona idea per rispondere con uno strumento di democrazia diretta a questo governo che si tappa orecchie e bocca” ha dichiarato Finocchiaro.

Continua la protesta - Migliaia di studenti accorsi in mattinata con spirito e profondo senso di disapprovazione, stentano a credere che giorni e giorni di protesta non siano serviti a nulla. Come in un rewind, scivolano via i ricordi di giornate trascorse a colorare striscioni, a urlare cori e spot anti-Gelmini, a manifestare per garantire la tutela dei diritti di ogni studente, nonostante la fatica fisica e mentale che ogni forma di dissenso comporta. E rimarranno un triste ricordo le voci di piccoli studenti che in una scuola di San Lorenzo avevano imparato a gridare: “La firma dei bambini non fa rima con Gelmini”. Mentre adesso risuonerà forte quel “Che ne sarà di noi”. Accezione e punto di domanda trasversale. Eppure le sigle dei gruppi studenteschi annunciano battaglia, a partire dal corteo di domani che da P.zza Esedra confluirà a P.zza del Popolo. E intanto i cortei continuano a sfilare in tutto il territorio del centro storico con le forze dell’ordine che presidiano Corso Rinascimento.

Le contrastanti dichiarazioni - Per l’opposizione, la legge approvata a Palazzo Madama taglierebbe i fondi all’istruzione e ridimensionerebbe il ruolo della scuola pubblica, mentre per la maggioranza darà un nuovo smalto alla scuola. Per il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’occupazione. E intanto a P.zza Navona si registrano scontri tra manifestanti di destra e di sinistra, per quella che doveva essere una battaglia che non avrebbe dovuto piegarsi a forme di strumentalizzazione e non avrebbe dovuto aver alcun colore politico.

Voto in condotta e maestro unico - Due punti sui quali si è maggiormente soffermata la protesta dei giorni scorsi e che hanno preceduto l’approvazione del decreto. Maestro unico (articolo 4) - Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione previsti dall'articolo 64 del Dl 112/2008 per la riorganizzazione del servizio scolastico e dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico delle scuole, si prevede che le istituzioni scolastiche costituiscano nelle scuole primarie classi assegnate a un unico insegnante e funzionanti con un orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si terrà conto delle esigenze legate alla domanda delle famiglie di una più ampia articolazione del tempo-scuola. Una sequenza contrattuale definirà il trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola primaria per le ore aggiuntive (si passa da un orario settimanale di 22 ore a uno di 24 ore) rispetto all'orario d'obbligo stabilito dalle attuali disposizioni contrattuali. Il ministro dell'Economia, di concerto con il ministro dell'Istruzione, provvederà alla verifica degli effetti finanziari a decorrere dal 1° settembre 2009. A seguito della verifica si provvederà, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d'istituto delle istituzioni scolastiche da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili dalle economie di spesa destinate a incrementare le risorse contrattuali (articolo 64, comma 9, del Dl 112/2008). La disciplina entra in vigore dall'anno scolastico 2009/2010 nelle prime classi del ciclo scolastico. Votazione sul comportamento (articolo 2, comma 3) - La votazione del comportamento degli studenti espressa collegialmente dal consiglio di classe inferiore a sei decimi ha come conseguenza la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo di studi. Un decreto Istruzione specificherà le modalità applicative e i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi. La disposizione si applica comunque dall'inizio dell'anno scolastico.

Punti di domanda - Forse il fenomeno del bullismo non si risponde solo con la repressione e con un semplice cinque in condotta e appare esagerato che in una scuola elementare si possano bocciare dei ragazzi. E sulla figura del maestro unico? Sembrerebbe un’idea retrò, affascinante, ma dalle conseguenze catastrofiche in termini di occupazione e qualità degli studi: 250.000 posti di lavoro in meno.

22/10/08

IL RITRATTO DI FRANCESCO MORIERO ALLENATORE DEL CROTONE

Per veder il video dell'intervista cliccare sul sito www.lavoceditutti.it cercare l'articlo nella sessione "Roma municipi" e in fondo cliccare su "Guarda video" Dal Salento all’Ezio Scida passando per Roma, Cagliari, Inter, Napoli, la nazionale di calcio, l’esperienza ivoriana e il Lanciano. Da calciatore ad allenatore e nel taschino il sogno di ritornare nel grande calcio Da Lecce a Crotone - Dal "Via del mare" di Lecce all’Ezio Scida di Crotone. Da calciatore ad allenatore con la grinta, l’umiltà e la fantasia di sempre. Ritratto di Francesco Moriero, ex calciatore di Lecce, Roma, Cagliari, Inter, Napoli e della nazionale italiana di calcio. Dopo 272 presenze e 22 gol nel massimo campionato, 8 gare e due reti con i colori azzurri, una Coppa Uefa con la maglia dell’Internazionale, la partecipazione ai mondiali francesi del 98’ e dopo le esperienze da allenatore trascorse in Costa D’Avorio con l’Africa Sports National e in serie C con la compagine abruzzese del Lanciano, Ciccio Moriero oggi è alla guida tecnica del Crotone, con l’obiettivo promozione, forte del momentaneo quarto posto in classifica e dei quindici punti finora conquistati, dodici dei quali tra le mura amiche, tre sul campo del Foligno domenica scorsa. Un sogno chiamato B - Approfittando della presenza di Moriero al campo Artiglio, società in cui milita suo figlio, abbiamo rubato con piacere e con la stima che abbiamo sempre coltivato per il riccio folletto della fascia destra, una piacevole conversazione più che un’intervista, meno di dieci minuti per renderci conto della caratura e dello spessore umano e tecnico di uno degli allenatori più in voga del calcio professionistico. Non solo per l’ottima ma sfortunata avventura di Lanciano, quando la giovanissima compagine abruzzese venne risucchiata nella zona play out per vicende extracalcistiche subendo una penalizzazione di ben otto punti alla penultima gara di campionato, ma soprattutto per quanto di buono sta facendo vedere nel campionato di Prima divisione con la sua Crotone che non conosce il segno X: “ Penso che nel calcio moderno bisognerebbe puntare sempre ai tre punti e quindi a vincere. Un punto non serve a nulla, è simile a una sconfitta”. Eppure, con lo sguardo rivolto sempre verso l’area di rigore avversaria, la ferma convinzione che le vittorie e il bel gioco debbano arrivare dalle fasce, dal ritmo e dall’intensità profuse sul terreno di gioco e soprattutto per non annoiarsi e annoiare gli appassionati di calcio, la squadra calabrese sembra candidarsi al ruolo di protagonista in uno scenario che dopo la bella vittoria sul campo del Foligno, li attende al varco e alla prova del nove: Ternana, Taranto e poi proprio col Lanciano in quindici giorni. Non si nasconde Moriero quando afferma la volontà di voler raggiungere la B pensando anche al proprio futuro: “Sicuramente fra due anni vorrei allenare in serie A, magari passando per il campionato cadetto con il Crotone – A gennaio comunque analizzeremo la classifica per vedere se sarà possibile e indispensabile rinforzare la squadra”. Il mister ha poi aggiunto: “L’ambiente è caldo perché tifosi e società pretendono la B – In un campionato duro e molto tecnico speriamo di arrivare ai play off”. Tra passato e presente - A trentanove anni quindi, Moriero attende il salto di qualità non prima di consigliare ai giovani e a suo figlio, per la verità al contrario di papà tutto sinistro (ma ugualmente rapido e scattante), di utilizzare il calcio per divertirsi e poi chi vivrà vedrà. “L’importante è che il ragazzo si diverta come tutti i bambini. Credo che sia un obiettivo delle scuole calcio. Il ragazzo ha la fortuna di stare in un centro importante dove è ben seguito, per cui mi interessa che lui per adesso si diverta”. Dopo un’onorata carriera trascorsa a sgambettare e a divertire la gente, a smistare assist e cross al bacio a calciatori del calibro di Ronaldo, ad accattivarsi la simpatia dei tifosi, dei compagni e degli allenatori ( vedi Carlo Mazzone, colui che lo ha fatto esordire nel calcio che conta), l’allenatore salentino riparte dal sud, questa volta da Crotone, pensando al futuro e perché no, magari ai colori giallorossi di Lecce e Roma. Uno che di sogni se ne intende considerando le soddisfazioni calcistiche e la gioia di due dei più bei gol della storia del calcio: quelli in rovesciata al Paraguay e al Neuchatel. Senza dimenticare quello realizzato a Piacenza dopo una serie di dribbling ubriacanti. Uno sguardo al futuro - “Chi vive il passato non avrà mai futuro per cui bisogna dimenticare quello che si è fatto e cercare di avere sempre un obiettivo davanti e di raggiungerlo”. Con questa formula Francesco Moriero attende il ritorno, questa volta da allenatore, nel grande calcio; consapevole che la gavetta sia la medicina giusta per farsi trovare pronti e preparati. Ha la stoffa del vincente Moriero, il carisma necessario per affermarsi con il suo Crotone. Dalla “Voceditutti” un caloroso abbraccio e un sincero in bocca al lupo.

10/10/08

LIBERTA' PER I CINQUE DETENUTI CUBANI

“Contro l’imperialismo giù le mani da Cuba”: a P.zza Immacolata l’appello delle quattro associazioni promotrici dell’evento e dei protagonisti della musica http://www.lavoceditutti.it/default.asp?content=t_20081010a_c Per vedere il video clicca sul link, scendi giù e clicca su "guarda video"

La manifestazione a San Lorenzo: Libertà per i detenuti cubani che nove anni fa furono arrestati a Miami mentre svolgevano il proprio lavoro in qualità di agenti dell’antiterrorismo. Una serata di musica per esprimere vicinanza e solidarietà alle famiglie dei carcerati e per ribadire un concetto mai domo: la lotta a ogni forma di imperialismo e al muro contro muro tra Cuba e Stati Uniti. Nel ricordo di Che Guevara e a 41 anni dal suo assassinio, le associazioni “La Villetta”, Nuèstra America, il Comitato “Fabio Di Celmo” e il CDR/Roma hanno voluto portare a conoscenza una verità scomoda, un fatto di cronaca che si trascina con sé le ferite del passato e della lotta all’embargo; un’occasione unica e concreta per trasformare il quartiere di San Lorenzo in un luogo solidale e internazionalista e per smuovere le coscienze soprattutto dei più giovani. L’intervento di Luciano Vasapollo: “Siamo scesi in piazza per coinvolgere persone che sui cinque detenuti non sanno niente, ovvero gli agenti che hanno cercato di interrompere una catena di attentati che colpiscono Cuba e Fidel Castro, durante i quali sono periti fino a oggi circa 3500 persone. Una delle vittime si chiamava Fabio Di Celmo ed era un nostro connazionale. Nonostante svolgessero il proprio lavoro, gli agenti sono stati ripagati con pene durissime, tant’è che ad alcuni di loro sono stati dati due ergastoli e una pena aggiuntiva di quarant’anni, mentre i veri terroristi sono rimasti impuniti e girano tranquillamente nel loro paese. E’una vergogna dal punto di vista politico e soprattutto sotto l’aspetto dei diritti umani; inoltre su questo caso c’è una vera e propria omertà politica e la notizia non passa sui giornali né di destra e né di sinistra”. La voce di Francesco Di Giacomo: “Sono qui per curiosità, per passione e per stupidità umana(la mia)”. Quando gli rammento un suo grande successo, al secolo “Io sono nato libero”, la voce del Banco del Mutuo Soccorso ci dice: “Tutti dobbiamo ricordarci che siamo nati liberi, poi purtroppo diventiamo prigionieri della nostra contraddizione, della nostra quotidianità, del nostro essere costretti a campare”. E se tra i suoi progetti futuri c’è soprattutto quello di riuscire a liberarsi da se stesso, sul palco Di Giacomo sembra rispondere a questa esigenza esaltandosi ed esaltando la platea. Dopo un susseguirsi di parole nude e crude e il successivo invito ai presenti a rialzarsi da una condizione instabile, a reagire e lottare per riacquistare i propri diritti e attribuire il giusto valore alle cose, il cantante romano strega la platea e a squarciagola canta quella libertà che tutti vorrebbero avere e che forse sarebbe giusto riprendersi. Le testimonianze di Andrea Rivera e Andrea Satta: il comico romano scherza ai nostri microfoni, non fosse per quella telecamera che ultimamente “gli fa specie” e scappa via quando gli chiedo il significato della parola libertà: “Per me è questa, ciao”. Andrea Satta, voce Tete de Bois, sottolinea invece l’importanza della musica(strumento di libertà) e degli eventi che attraverso le note possono portare a conoscenza determinati fatti e ottenere il responso positivo del pubblico. Sui progetti futuri Satta ci parla del nuovo lavoro: “E’ un viaggio che si chiama 42esimo parallelo, che è un giro in mezzo al mondo attraverso delle mappe culturali; una ricerca di identità e di confronti tra le varie culture. Credo sia importante sapere dove ci si trova per sapere chi si è realmente”. La presenza di Rodney Lopez: Ottima performance dell’artista cubana, romana di adozione, Teresa Lafauries. Una voce caliente che nel corso della serata ha colorato gli spartiti liberi e nostalgici di Guantanamena e Comandante Che Guevara. Sul palco anche gli applauditissimi e divertentissimi Contromano, le Bestie Rare dell’attore Elio Germano e tanti altri artisti. Non ultima la testimonianza autorevole dell’ambasciatore di Cuba Rodney Lopez, il quale ha espresso con fermezza il proprio punto di vista circa la cattiva sorte dei cinque detenuti, analizzando peraltro il muro contro muro con gli Stati Uniti che li vede coinvolti in una battaglia politica mai doma. Lopez ha poi sottolineato l’importanza degli ideali, della storia di Cuba, della memoria e del ricordo del Comandante.

20/07/08

19 luglio 1943: il ricordo di Gaetano Bordoni



Il barbiere di via dei Volsci si salvò dai bombardamenti americani. Oggi il suo negozio è diventato una piccola “Casa della memoria”

Per vedere il video cliccare sul seguente link http://www.lavoceditutti.it/default.asp?content=t_20080720a_c e poi in fondo l'articolo su "guarda video"

19 luglio del 1943: da 6mila metri dieci puntatori americani sganciano 3mila bombe provocando la morte di altrettanti civili. Le prime colpiscono i binari, lo scalo merci di San Lorenzo fino ad arrivare al Verano, via dei Liguri, via degli Enotri, via dei Piceni, via porta Labicana…Vengono centrate abitazioni e strade. San Lorenzo storico quartiere capitolino, nel giro di pochi minuti diventa un inferno di fiamme, rovine, rumori e macerie. Un’ora e mezza di bombe e un quartiere raso al suolo, spento, distrutto. Si conteranno anche 10mila feriti, palazzine, strade e snodi ferroviari abbattuti.

A sessantacinque anni di distanza è ancora vivo il ricordo di quella tragica giornata attraverso le parole nude e crude di Gaetano Bordoni, barbiere doc di via dei Volsci, scampato a quella scheggia impazzita chiamata guerra. Il luogo in cui ci riceve è il segno lampante di come Gaetano non abbia mai dimenticato quella triste giornata e più che un esercizio commerciale, il suo è un piccolo museo tappezzato ovunque di foto, alcune delle quali scattate poche ore dopo i bombardamenti. Una piccola “Casa della memoria”che Bordoni cura con cuore, sperando e sognando in quella struttura che darebbe il giusto valore alla memoria di esseri umani caduti sotto i colpi di bombe ignoranti, piccoli eroi abbandonati a ricordi stropicciati e commoventi di coloro che oggi raccontano con rabbia e malinconia quella folle e pazza mattinata di luglio. “I giovani e le istituzioni ci hanno abbandonato, ma io non dimentico” ci confida.

Poi si parte con il racconto struggente di quegli attimi di vita o di morte, quando Gaetano, allora ragazzino, insieme al padre trovò rifugiò presso il cimitero del Verano dove i vivi venivano pian piano travolti dalle macerie e i morti riportati in superficie dalla potenza delle esplosioni. Più di un’ora a contemplare uno spettacolo indecente, poi il ritorno in via dei Volsci con il viso coperto dalle mani paterne e l’immagine della nonna in ginocchio al centro di Piazza Sanniti che implorava il Signore e urlava a squarciagola il dolore di quei momenti. Un’immagine che Bordoni vorrebbe rimuovere ma…, un’immagine triste che lo rende vulnerabile al pianto e non è facile nemmeno per me trattenere la commozione.

Riprendiamo la nostra conversazione. Gaetano mi spiega come a nulla servirono i tentativi di mediazione di Pio XII. “Roma città aperta, Roma città eterna” inevitabilmente venne colpita al cuore. Era nell’aria, Gaetano ci mostra una missiva di Churchill che avvisava dell’alta probabilità che la Capitale potesse essere bombardata. “State lontani dagli obiettivi militari” risuonava come un campanello d’allarme. Peccato non si sapesse dove, come, quando e perché; peccato che gli obiettivi militari furono solo un pretesto per radere un intero quartiere al suolo e peccato che il New York Times titolò così l’accaduto: ”Roma colpita! Roma brucia!”. Anche il barbiere di via dei Volsci, peraltro ex consigliere comunale negli anni ’80, trova difficoltà a dare una spiegazione del perché tanta soddisfazione. Probabilmente perché sei giorni dopo cadde il fascismo e Gaetano ci confessa di aver esultato alla notizia, nonostante fosse ancora troppo vivo il ricordo del 19 luglio. Ma il peggio sarebbe arrivato di lì a poco con l’occupazione della Capitale dei tedeschi ad agosto: “Furono tempi ancora più duri” sospira Bordoni.

Poi ritorna a parlare della figura del padre: uomo deciso, determinato, che più volte pagò con il carcere o l’esilio la decisione di non farsi sottomettere dal regime fascista. Un grande uomo che non tradì mai il proprio credo di vita politico-sociale e che spesso “dovette lasciare” la propria famiglia perché anarchico, partigiano, uomo libero di fronte a qualsiasi costrizione. Alla domanda: “Qual è l’insegnamento maggiore che hai appreso da tuo padre”, il figlio d’arte non esita a rispondere: “L’ideale..le ideologie”. Decido che può bastare eppure non sono sazio. A telecamere spente mi inebrio ancora del suo sapere e sono affascinato da quello spazio, il suo luogo di lavoro, piccolo ma infinito; pieno di significati, dolce, malinconico…Stornelli e poesie romane alla radio colorano l’atmosfera.

Gaetano Bordoni, oggi settantacinquenne, è un uomo saggio che sa di aver vissuto un’esperienza terribile, negativa…Ma è un uomo che coltiva la memoria con il cuore, cura il passato con maestria e narra i ricordi, anche i più brutti, con un pizzico di nostalgia. Il suo luogo di lavoro è un cimelio che non ha prezzo. Basta entrarvi per essere travolti dalla storia.

La commemorazione dell’anniversario del 19 luglio 1943, con Gaetano diventa un momento speciale, una speranza per l’impegno delle nuove generazioni affinchè nulla vada perduto e dimenticato.

17/07/08

Tour de France: ci pensa Riccò a rincarare la dose




Il ciclismo è una mission impossible, uno sport in avanzato stato di decomposizione. Inutile spiegarlo con parole…

16/07/08

SE QUESTA E' VITA...



Comunicato stampa diffuso dalla Consulta di Bioetica e da Politeia

"La sentenza di Milano non pretende di risolvere tutti i problemi del vegetativo persistente nè di sostituirsi a eventuali leggi, ma risponde come è giusto che sia al caso specifico di Eluana Englaro".

E' forse bene ricordare che la famiglia di Eluana ha fatto di tutto per cercare il suo risveglio rivolgendosi ai migliori centri mondiali: tutto e' stato vano. Nonostante ripetuti e straordinari sforzi durati anni, la situazione è sempre stata stabile e senza variazioni. Pertanto è certa l' irreversibilità del suo stato.

In secondo luogo ci sono numerose prove testimoniali delle ripetute affermazioni della ragazza - prima dell'incidente - di non voler rimanere nello stato di vegetativo permanente. Sono obiezioni da Azzeccagarbugli quelle che si nascondono dietro la mancanza di una firma su un documento. Queste due condizioni giustificano ampiamente la decisione presa dalla Corte di Appello di Milano. Nè vale la critica che ciò la condurrebbe alla morte per fame e per sete. Questo argomento usa le parole non per descrivere e trasmettere idee ma per evocare istinti e sentimenti profondi. Infatti, Eluana non mangia e non beve più dal giorno dell'incidente e assume una terapia nutrizionale senza nè gusto nè sapore.
Ecco perchè è lecito sospendere quella terapia del tutto analoga alla terapia ventilatoria".

Stato vegetativo permanente, immobile, arti irrigiditi e deformati, nessuna speranza di riprendere coscienza. Eluana è vittima dello stato vegetativo permanente dal 18 gennaio del 1992, quando verso le quattro del mattino la sua auto si schiantò contro un muro nei pressi di Lecco. Eluana dopo sedici lunghi anni di (non) vita nascosta raggiungerà il regno dei cieli. Chiesa e politica non intralcino questo percorso. Non definiamola eutanasia o sentenza, ma semplicemente GIUSTIZIA!


14/07/08

Addio a Gianfranco Funari, il “giornalaio” doc dello stivale



Ci lascia lo scultore della controinformazione. Il ribelle antipolitico, la voce fuori dal coro di una scatola impazzita!

Dalla polvere alla suite, dalla vita alla morte passando per un panno verde, una scatola impazzita, un vaffa, uno stronzo, un “M’avete stufato”, un “Non fumate ve prego”! un pò snob, un pò populista, un pò dolce e un tantino volgare…, al secolo Gianfranco Funari, per gli amici semplicemente Gianfrà, per se stesso: il giornalaio più famoso d'Italia. Odio e ammirazione, favorevoli e contrari, Mediaset e Rai, destra e sinistra, una scheggia che si muoveva senza schierarsi, un uragano di idee e parolacce, un saggio poco saggio, in alcune circostanze un virus letale, forse troppe…Sigaretta alla mano, Gianfranco Funari è stato sempre un personaggio controverso ma paradossalmente e probabilmente coerente. “La tv bisogna farla, ma non bisogna guardarla”, “Non fate come me, non rovinatevi la vita”, “Se devo smettè di fumà pe vive tre mesi de più e stare male tutte le mattine, non mi conviene” oppure “Sono un pentito del centrodestra e un deluso dal centrosinistra”. Frasi che hanno fatto la storia della tivù e che hanno plasmato anche le coscienze più forti. Un ribelle, un motivatore, un provocatore, un personaggio scomodo, facile da ascoltare e difficile da prendere. Un artista del mestiere, apocalittico, ingenuo, maleducato, schietto…Un pittore dell’antipolitica, lo scultore della controinformazione. Abile nel difendere e difendersi, meno bravo quando bisognava costruire e impostare il gioco. Una voce fuori dal coro, sempreverde e mai domo. Non fu mai un perdente, nemmeno una spalla o una pedina. Si è spento con piacere, come il piacere che provava quando fumava una sigaretta; nello stesso tempo è andato via con un pizzico d’amarezza, la stessa che provava quando spegneva con rabbia l’eterno mozzicone. Ci ha lasciati "aboccaperta" senza salutarci. Meglio così…una parolaccia in meno…meglio non sapere cosa ci avrebbe detto. Ciao, arrivederci, addio, vaffanculo, stronzi, ebeti…Oppure semplicemente “A rigà svegliateve e dateme la due”! Vietato Funari…

10/07/08

Cara porchetta quanto mi costi?



L’alimento tipico di Ariccia diventa il pretesto per “trasformare” le fraschette in ristoranti. Si spende sempre di più

Il tempo passa ma non tramonta il mito di Ariccia, il concetto del vino con la porchetta, dei brindisi lanciati nel cuore di una fraschetta. Tramonta invece il desiderio di potersi accomodare e mangiare con una cifra modica, spendendo pochi euro e senza il timore di un conto salato e soprattutto ingiustificato. “Se viene dieci euro ti dice proprio bene, se ti va male quindici euro, con venti t’hanno sderenato” - afferma Enrico – “E infatti stasera c’hanno dato una bella mazzata dietro la schiena” – aggiunge -. Nemmeno a dire che è colpa del caro petrolio…Cara porchetta quanto mi costi?

Ebbene si, la sorpresa è dietro l’angolo e l’incubo della famosa “sola” si materializza non appena ci si alza per il pagamento. Una serata nel cuore dei Castelli è diventato un affare unilaterale, tant’è che in un ristorante qualunque, prendendo dall’antipasto al caffè, si spenderebbe la stessa cifra. Nei locali di Ariccia spesso non esistono i menù, non si mangia solo porchetta(sempre di meno in realtà), ma antipasti misti di ogni genere portati al centro tavola senza alcuna ed esplicita richiesta: mozzarelle, coppiette, crudo, formaggi, pomodori, bruschette, fagioli, cotiche, verdure, arrosticini e quant’altro possa distrarre l’attenzione dei clienti e distoglierli dal pensiero e dalla paura di una spesa eccessiva. Infiniti brindisi e sorsi di un vino, probabilmente mediocre, di certo non aiutano a capire quanto si possa effettivamente spendere. In definitiva il cliente si ritrova seduto a mangiare pochissima porchetta, a bere un vino dal (non)sapore alquanto discutibile e a manifestare il proprio disappunto per una spesa finale folle rispetto alle aspettative iniziali. Così l’alimento tipico di Ariccia diventa il pretesto per “trasformare” le fraschette in ristoranti. Si spende sempre di più e si è sempre poco soddisfatti.

Nel complesso l’escamotage dei commercianti(non di tutti per carità) è quello di non presentare un listino prezzi, di non giustificare in maniera dettagliata il costo di ogni alimento e di non emettere lo scontrino fiscale. A questo punto è bene porsi una serie di interrogativi: se questo modo di rapportarsi al cliente fosse il frutto dell’ordinanza del Comune di chiudere tassativamente a mezzanotte o mezzanotte e mezza(al sabato)? E’ possibile cioè che una serata alle fraschette costi così tanto per questo motivo? E se poi ci fosse un tacito accordo tale da non effettuare i dovuti controlli rispetto alla non-emissione degli scontrini fiscali, per evitare cioè ulteriori aumenti da parte dei commercianti a discapito del turismo?

Una serie di quesiti ai quali negli ultimi anni anche gli utenti della rete cercano di fornire adeguate risposte. Tanti sono i forum e molti i giudizi negativi su Ariccia; dalla scarsa qualità del cibo all’atteggiamento “burino” dei proprietari. Per alcuni, addirittura acidi come il vino. La porchetta diventa così co-protagonista negativa di esperienze non proprio esaltanti. Ma fortunatamente c’è chi riesce ancora a utilizzare uno stile ormai superato ma pur sempre efficace, ovvero la contrattazione iniziale del prezzo, della serie: “Se mi porti questo, questo e questo quanto spendo?” Ma sarebbe ancora più semplice chiedere il menù e insieme al caffè, perché no, anche il dovuto scontrino. Onde evitare di cadere nella trappola del vino!

05/07/08

S. Lorenzo e P.zza Bologna: due realtà a confronto



Vedi anche http://www.lavoceditutti.it/

“San Lorenzo rispetta, rispetta San Lorenzo – La tua libertà finisce dove comincia la mia”. I residenti di Piazza dell’Immacolata reagiscono all’onda anomala che da anni abbatte il silenzio, il rispetto, le ragioni di una convivenza impossibile e che come un fiume in piena sfocia in disordine, illegalità, rumore, degrado, situazione indecorosa, schiamazzi al limite della sopportazione. Bonghi, cocci di vetro, urla, cori da stadio, risse, rumori assordanti che tuonano la quiete di condomini esausti.

Benvenuti a San Lorenzo, dove tutto è concesso e tutto può accadere dal tramonto all’alba. Dove il lancio di una bottiglia è una moda alla portata di tutti e l’incolumità dei passanti può essere lesa in qualsiasi momento. Dove fiumi di alcol e droga alimentano comportamenti incivili; a volte diventa un campo minato anche per le forze dell’ordine. Un luogo suggestivo e rilassante fino all’orario di cena, un quartiere in cui storia e cultura, passato e futuro faticano però ad abbracciarsi.

Emma, Giulia, Gabriele, ostaggi della movida san lorenzina, non ci stanno e lanciano segnali, ancora di vita(non di fumo), ma con scritte affisse ai muri che circondano la “piazzetta”! il lassismo delle istituzioni oppure la semplice difficoltà nel contrastare fenomeni irregolari, i controlli ridotti al lumicino, regole in frantumi, abitudini e atteggiamenti ormai consolidati, un trend negativo difficile da ribaltare o semplicemente un’educazione comune parcheggiata in turbolenti angoli di strade, fanno della vita notturna di San Lorenzo un problema enorme per i residenti.

“Dobbiamo ogni giorno invocare il Dio della pioggia e sperare che si scateni una tempesta” – sospira un cittadino - “E’ l’unico modo possibile per scoraggiare i ragazzi a venire” precisa Antonio. Ma i problemi sembrano non finire; tra gli altri quello della chiusura di molti locali, ben oltre l’orario previsto. Se è severamente vietato somministrare alcolici dopo le 2, ci pensano i distributori automatici a smentire questa ordinanza. Poi se il buongiorno si vede dal mattino, lo scenario che si presenta agli abitanti è sempre lo stesso: una piazza irriconoscibile, sporca e piena di bottiglie di vetro.

L’altra faccia del III Municipio è Piazza Bologna. La situazione non è drammatica e la differenza sta nei dettagli: pochi locali(che rispettano l’orario di chiusura), abitazioni distanti dallo sviluppo della movida, frequentatori abituali, in gran parte residenti in zona, con altri stili di vita e differenti modi di intendere la convivenza rispetto al pensiero dei nottambuli sanlorenzini. Identità nel complesso meno turbolente, ma non per questo avverse al divertimento. Un luogo diverso e decisamente più tranquillo che viene vissuto intensamente solo nel periodo estivo, dove il tentativo di approcciare una donna regna sovrano rispetto ad altre forme di distrazione.

Niente bonghi, ma chitarre! musica, sorrisi, condivisione e partecipazione fanno del Giardino Vincenzo Parisi un luogo d’incontro tra diverse realtà giovanili. Non è un caso che negli ultimi anni molti studenti fuori sede si siano trasferiti da San Lorenzo a Piazza Bologna e non è un caso che oggigiorno accada esattamente il contrario di quello che accadeva tempo fa: l’esodo notturno di molti sanlorenzini nel quartiere più chic di Piazza Bologna. Unico neo resta quello delle bottiglie di vetro, lasciate a terra soprattutto per via del numero dei cestini insufficienti a contenerle. Per il resto la piazza è un mix di allegria, arpeggi e buone compagnie.

25/06/08

PER COLPA DI CHI?



Quando la fortuna aiuta gli audaci...

18/06/08

France à la maison: rien ne va plus!



Vedi anche http://www.lavoceditutti.it/

Les jeux sont faits et rien ne va plus! la Francia torna a casa! nella partita del dentro o fuori, i “Galletti Domenech”, timidi e impacciati, stanchi e invecchiati, abbandonano l’Europeo sotto i colpi di Pirlo e De Rossi. In verità tra rouge et noir, tra Berna e Zurigo, spicca l’orange del cigno Van Basten e gli azzurri approfittano delle magie di Huntelaar e Van Persie per approdare ai quarti di finale. Decisiva anche l’espulsione di Abidal e il successivo rigore trasformato al 25’ da Andreino da Milano. Nella ripresa c’è gloria anche per Daniele De Rossi, ormai inamovibile. Niente biscotto quindi e i rumeni ritornano anch’essi a casa Mut(i) come pesci, distolti, affranti, con all’attivo poche conclusioni, tante mischie sbrogliate, un sogno infranto contro un muro chiamato Buffon! adieu France, addio cultura del sospetto, arrivederci Romania, a risentirci Olanda. Passata la paura e lo spauracchio del complotto, domenica scatterà l’ora X contro gli spagnoli di Aragones, una sangria di tecnica e fantasia, talento e velocità. I campioni del mondo affronteranno l’indefinito, una compagine partita sempre con i favori dei pronostici e tagliata fuori dai giochi quasi sempre in anticipo rispetto alle previsioni. E se la storia si può cambiare - come affermato da ringhio Gattuso – se l’Olanda ci ha battuto dopo trent’anni e noi abbiamo sfatato definitivamente il tabù Francia, allora bisognerà preoccuparsi, perché le furie rosse pagarono dazio le magie di un tale chiamato “divin codino” ai mondiali americani del ’94 e sono pronti al riscatto. Quindi attenzione! e i francesi? Che cantino pure la marsigliese, tanto Domenech si sposa e Carla Bruni tifa per noi! da Zurigo a Vienna, azzurri avanti avanti, avanti marsch! grazie Italia, grazie Olanda, grazie dei doni, grazie Donadoni! Il 3 a 0 subito nella partita d’esordio è già un lontano ricordo, l’errore di Zambrotta e il gol di Mutu non ci interessano più, la prodezza di Gigi non la dimentichiamo, i bleus ko ce li ricorderemo sempre. E non avranno rimpianti nemmeno Frey e Thuram (campioni ai box), Trezeguet, Flamini e Mexes. Loro tanto non c’erano e a sostituirli ci hanno pensato Coupet, Clerc, Toulalan, Baumsong, Anelka, Nasri…Non poteva che finire così! l’Italia c’è e se spesso soffre, cade, sprofonda e si deprime, è anche vero che si rialza. E questa volta lo ha fatto in quel di Zurigo, sospinta dai tifosi, dai cori, dal “po po ro po po po”, dal “chi non salta un francese è”, da una fede calcistica mai doma. E se il calcio non è l’Italia, bè, l’Italia è il calcio, la patria del gol e del gioco più bello del mondo. Made in England? No grazie, made in Italy. E la Francia? Pardon la colonia francese? Tutti a casa! se la maggior parte dei giocatori transalpini in campo hanno vestito la maglia del Lione, una compagine che in Europa non vince mai, allora è giusto così! le baguettes ve le lasciamo, lo champagne ce lo beviamo, la Gioconda la dimentichiamo, ma l’Italia ce la teniamo stretta. Domani è un altro giorno e resta la consapevolezza che gli azzurri non mollano mai e sono pronti per una nuova sfida. Prosegue il cammino verso una finale che ci manca dal 2000, persa al golden gol ai danni proprio dei francesi, prosegue il sogno azzurro verso la conquista di un trofeo che non vinciamo da quarant’anni, acciuffato in casa anche grazie a una monetina e alle reti di Domenghini, Riva e Anastasi. Attendiamo con ansia, ma certi che saranno ancora notti magiche…

20/05/08

DA "STUDIO APERTO" A "STUDIO CHIUSO"!




Paura eh? Lucarelli docet!

Ecco la lista delle notizie che il telegiornale di Italia 1 lancia a raffica all'interno dei suoi consueti 30 minuti! poca politica, gossip a palla, attualità narrata come fosse cronaca nera e poi appunto 15 minuti full immertion di....Leggi e vedrai!

"Si dà fuoco per lavoro come il padre 11 anni fa"
"Frosinone: è caccia ai ladri di bambini"
"Amstetten : nella casa degli orrori"
"Milano: nove rapine in nove mesi"
"L'ennesima vittima dei pirati della strada"
"Ancora una prostituta assassinata"
"Pitbull morde bambino di 5 mesi"
"Rapinata e sgozzata mentre tornava a casa"
"Ragazzi minorenni stuprano una disabile"
"Muore dopo una gita fuori porta"
"Cade in una buca e perde la gamba"
"Scontro tra un auto e un ciclomotore: morti!"
"Esce di casa e le cade un cornicione sulla testa: in coma!"
"Un fulmine colpisce un anziano 70enne: muore durante la corsa in ospedale"
"Nuovo caso di meningite a Treviso: il Sindaco invita alla calma"
"Unabomber colpisce nel padovano e a pagarne le spese è un disabile: Ora è ricoverato all'ospedale di Padova ma non è in pericolo di vita"
"Rissa all'uscita di una discoteca: accoltellato un pregiudicato"
"Rapinano un tabacchino e legano i clienti e i titolari: ricercati"
"Inciampa su un gradino e termina su un mozzicone di sigaretta ancora acceso. Ferito a un occhio"
"Arrestato ingiustamente davanti la ragazza: innocente, ma lei lo lascia!"
"Spara dal balcone sui passanti: 15 feriti, di cui uno ricoverato nel reparto rianimazione di San Giovanni Rotondo. E' accaduto questa mattina a Foggia"
"Ape punge bambino di 7 anni: ricoverato in prognosi riservata"

Meglio non continuare. A questo punto vi chiedo: avreste il coraggio di uscire di casa?

Da "Studio aperto" a "Studio chiuso"!

08/05/08

"Non si muove foglia che Tano non voglia"


"Peppino Impastato non è stato assassinato" lo disse la mafia. "Peppino Impastato si è suicidato" lo dissero i giornali e i carabinieri del nucleo operativo. "Peppino Impastato è stato ammazzato" lo dissero gli amici. Gli stessi che condivisero con l'eroe di Cinisi anni di dura lotta politica contro la mafia. Gli unici ad avere il coraggio di dire a gran voce: "Non si muove foglia che Tano non voglia", cioè Gaetano Badalamenti, zio e carnefice di Impastato. Un omicidio di Mafia appunto che si cercò a tutti i costi di far passare come un suicidio, se non fosse per l'esplosivo da cava che fece saltare le budella su pali della luce, anche a penzoloni sui fili. Macchie di sangue dappertutto; non prima che il corpo dilaniato dell'uomo antimafia fu schiacciato dalle rotaie di un treno. "Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le sue idee non moriranno mai"... fu la voce dei compagni che si alzò il giorno del funerale. L'11 aprile del 2002 arrivò la sentenza contro Don Tano Badalamenti condannato all'ergastolo come mandante per l'omiciio di Peppino Impastato. Il 29 aprile 2004 muore Gaetano Badalamenti, ma Cinisi, paese di vita del grande Impastato, a 30 anni di distanza piange ancora il suo piccolo grande eroe.

16/04/08

Adieu...



Elezioni post-Pasqua e i giovani sinistroidi disertano come previsto le urne. Il 60% di sconto su Trenitalia non è bastato ad agevolare il compito dei ragazzi dei concerti del primo maggio e delle manifestazioni per la pace e soprattutto contro la guerra. E' questo uno dei motivi per il quale La sinistra L'Arcobaleno non ha ottenuto rappresentanza in Parlamento. Tra gli altri, non meno importanti, bisogna sottolineare l'approccio sbagliato all'elettorato, una campagna priva di contenuti con la C maiuscola, parole ridondanti e lamenti inopportuni. Poi ancora, il distacco dalla nuova coalizione di alcuni gruppi ed esponenti politici e l'incoerenza manifestata nel precedente governo, quando contrariamente a quanto era stato promesso, si è votato il finanziamento delle missioni militari. Ritornando ai contenuti, credo che il tema sul quale si sia giocata la sfida elettorale sia stato quello realtivo alla SICUREZZA. Non tanto quella che bisognerebbe garantire agli operai sul lavoro, ma quella dei cittadini al cospetto di un'ondata migratoria e di atti criminali, per la maggior parte degli italiani alquanto eccessivi. Questa considerazione trova riscontro nei dati, se consideriamo il progresso dell'Italia dei Valori, il boom della Lega, la vittoria del Pdl e il buon risultato del Pd. Tutti questi partiti hanno affrontato il tema spinoso della sicurezza declinandolo a forme più estese e che rientrano nella garanzia dell'incolumità delle persone. L'Udc di Casini si salva in corner nonostante le buffonate dette in campagna elettorale e la Destra fortunatamente non entrerà nelle decisioni che riguarderanno il popolo del tricolore. Nanosconi continua a vincere, confermando il vizio italico che abbiamo, di correre in favore dei più forti e confermando che gli interessi personali vanno ben oltre gli interessi del paese. Veltrusconi con il suo "Si può fare" ottiene un risultato egregio seppur condito da un pizzico di amarezza. Ebbene si, c'era da aspettarselo. L'Italia non è pronta a repentini cambiamenti e le promesse alla Nanosconi (peraltro ridimensionato, se si fa eccezione per la cazzata sul bollo delle auto) non portano da nessuna parte. E intanto la Sicilia continua a farsi male non cogliendo al volo l'opportunità Finocchiaro. Non mi si venga a dire che in Sicilia c'è la mafia e che bisogna combatterla. Sono solo canzonette...

29/03/08

"Magari diccela prima"



Un'idea diversa per Lei sarebbe IL NUCLEARE? Bè non sia così pessimista, più che diversa mi sembra originale!:-)

17/03/08

"IO NON VOTO"



Se noi votassimo scheda bianca o nulla, quindi disegnassimo o scrivessimo qualcosa sul foglio elettorale oppure semplicemente non esprimessimo la nostra preferenza, queste schede verrebbero comunque conteggiate per tracciare la media dei votanti e verrebbero attribuite al partito con la maggioranza dei voti. Contribuirebbero al cosiddetto premio di maggioranza.

Cornuti e mazzìati: inoltre i partiti verrebbero rimborsati anche sulla base di queste schede. Ciò significa che ogni scheda bianca oppure nulla ha un costo.

NOTA BENE: c'è un metodo attraverso il quale si può evitare di favorire il sistema.

Ogni elettore dovrebbe recarsi regolarmente al proprio seggio e dopo aver vidimato il certificato elettorale, dovrebbe chiedere al Presidente di avvalersi del diritto di rifiutare la scheda e farlo mettere a verbale.

Questa forma di protesta o ostruzionismo parlamentare, peraltro consentita dalla legge, garantirebbe di entrare nella percentuale dei votanti, ma non in quella degli elettori. Allo stesso tempo consentirebbe di non fare attribuire la propria scelta astensionistica al partito che avrà ottenuto la maggioranza dei voti.

13/03/08

Il PDL: il popolo del lifting!


Nella prefazione del suo programma politico Nanosconi dice: "Nelle varie vicende della mia vita, ho imparato che per uscire dalle difficoltà non servono le belle parole ma occorrono idee, soluzioni, capacità di lavoro, determinazione".

Mi consenta caro Nanosconi...Lei ha fatto delle belle parole il Suo cavallo di battaglia e adesso ci vuole convincere del contrario e soprattutto ci vuole far credere che Lei sarebbe capace di prenderci per i fondelli diversamente?

All'interno del programma del Pdl, nel punto 1 "Ridare sicurezza alle nostre città", Nanosconi parla della prevenzione dei reati attraverso la diffusione della presenza dei poliziotti e dei carabinieri di quartiere. Promette più fondi alle forze dell'ordine e la certezza della pena senza sconti per i condannati con sentenza definitiva.

Mi consenta caro Nanosconi...Come pretende di garantire la sicurezza e la tutela dei cittadini, quindi l'investimento di milioni di euro per realizzare la Sua idea, senza pensare che questa è impensabile per via delle spese che bisogna sostenere per finanziare le missioni militari? E poi io avrei gradito che Lei avesse parlato di giustizia in altri termini. Quantomeno avrebbe dovuto dire che bisogna accorciare i tempi per giungere a una sentenza definitiva e soprattutto che non bisogna promuovere e votare leggi per evitare quella certezza della pena che proprio Lei avrebbe meritato, da scontare in quelle nuove strutture penitenziarie di cui parla.

Nel punto 2 "Dare più forza alla famiglia", Lei promette di dare più sostegno alle famiglie per una effettiva libertà di scelta tra scuola statale e pubblica.

Mi consenta Nanosconi...Non è che Lei ha intenzione di dar vita a nuove riforme sull'istruzione, seguendo lo stile di quella stronzata che adesso porta il nome di Letizia Moratti?

Nel punto 3 "Creare sviluppo e nuovo lavoro", Lei parla di rilancio e completamento delle grandi opere. Tra queste spunta il nome del Ponte sullo Stretto seguito da ecc..

Mi consenta Nanosconi...Veltroni non sarà pure l'uomo nuovo, come Lei afferma, ma il Pdl ha un programma vecchio, bigotto, subdolo, scontato, insomma...si tocchi il naso. Non so Lei, ma il mio lo utilizzo per riconoscere l'odore degli stronzi.

10/03/08

IL VIZIO ITALICO

Lo Stivale non cambia mai, si anella di pensieri e giudizi contorti, parole e provocazioni aberranti. In luoghi apatici, individui voltagabbana si cibano del piacere altrui e confermano l'unicità di decisioni estroverse, raccapriccianti, inspiegabili. E' l'Italia del potere, che decide qual è il confine che separa il diritto dal dovere, che riproduce fac-simili come fossero formiche, che lancia modelli da straccio, che propone e propina concetti demagogici ma ipnotici, che urla, bestemmia, complotta, minaccia, contratta, ritratta...Puntini che si muovono e come cocci di terracotta si ricompongono nel momento del bisogno. La Penisola è allo sbaraglio, barcolla, si aggrappa e lacrima...Sangue, sudore e disperazione si confondono e si perdono nel nulla. Qualcuno prova a lanciare un grido d'allarme, ma l'Italia è sorda, disperatamente vuota, insensibile alla sofferenza. Purtroppo non è muta e quindi parla, sparla e chiacchiera senza sosta. I puntini non capiscono e continuano a camminare, mentre dall'alto i complimenti si sprecano, i mea culpa assumono le sembianze di oggetti volanti non identificati, lo scarica barile è il rimedio per non morire dentro. La stanza dei bottoni è colma di personalità sui generis. Insieme decidono le sorti della sopravvivenza altrui e firmano il patto mortale per cui si afferma il vizio italico di correre in favore del più forte e contro i più deboli. Come dire forza Milan e abbasso Albinoleffe...

04/03/08

ORRORE



"Non abbiamo fatto niente"

(Abbiamo ucciso solo tre persone...)

18/02/08

Dal Vangelo secondo il Cavaliere


Nanosconi dice: "La sinistra ha messo in ginocchio l'Italia e noi diciamo: rialzati"!



Ecco la soluzione!


15/02/08

SE QUESTO E' UN UOMO



NON LASCIAMOLO PARLARE!!!!!!

09/02/08

CASE DEGLI STUDENTI "LA SAPIENZA": LE VERITA' NASCOSTE



CLICCA SUL TITOLO E GUARDA IL VIDEO

No all'illegalità, si al diritto allo studio.




05/02/08

Supermercato "Dal baffo": consigli per gli acquisti



Caro Costanzo, credo che arrivati a questo punto non ci sia più bisogno di mandare la pubblicità e pronunciare l'ormai nota frase "consigli per gli acquisti".

Cari frequentatori della rete, è assodato che il programma del "baffo" non è altro che un piccolo reparto di un grande supermercato qual è canale 5. Il padre spirituale di Costantino, già navigato nel campo del commercio per via di una carriera a rimbalzo tra le pubblicità e la vendita di sogni e illusioni, usufruisce del Parioli per gestire il suo showroom.

Nella puntata del 4 febbraio, Maurizio presenta alla platea dapprima Remo Remotti, o meglio "In Voga", il cd dell'artista. Poi del comico, pittore, attore e drammaturgo romano, non si hanno più notizie. Relegato in un angolo come fosse un rifugiato di guerra, viene dimenticato e surclassato persino da una pseudo scrittrice, che dall'alto della sua bellezza parla del suo libro come se fosse la Susanna Tamaro di turno; in realtà l'idea del conduttore, riprende un pò il discorso sponsorizzato qualche anno fa, con quei "100 colpi di spazzola". Il titolo cambia. "Prima regola non darla a nessuno".
Poi sulla serata si abbatte il ciclone noioso di Antonio Capranica con il suo "Com'è dolce Parigi, o no?". Bè, e chi se ne frega! e si prosegue tra un "consigli per gli acquisti" e l'angolo della ricreazione, novità assoluta dell'ingegno di Costanzo.
Pino Insegno ci dice che "Sono solo barzellette". E meno male dico io! si invita il pubblico ad acquistare il libro con dvd e dalla platea una signora interviene per chiederne il prezzo! l'attore della Premiata Ditta risponde quasi stizzito che so solo 9.99! di sti tempi manco n'euro te darei!
a rompere il ghiaccio interviene la musica scandalosa degli LMC! e te pareva che anche stavolta baffo non sponsorizzasse il cd (che poi lo chiama disco)? Ma per cortesia...
La musica non cambia quando si parla del libro di una iena e di quella specie di uomo del suo co-autore! loro ci spiegano le 999 cose da fare prima di morire: io un'idea ce l'avrei, quella cioè di far saltare una bomba al supermercato sito al Parioli.
Infine, c'è spazio anche per la serie Tv "I Cesaroni" e per la consueta rassegna degli appuntamenti teatrali. Ma solo di quelli che interessano all'ex esponente della loggia P2!

"Dal Baffo" c'è spazio anche per te. La possibilità di vendere il proprio prodotto è legata alla conoscenza di qualcuno negli studi di Mediaset e soprattutto all'occhio di lince di Maurizio Costanzo. Fate come lui: "Consigli per gli acquisti"!

31/01/08

LA SCOMPARSA DEI FATTI



Marco Travaglio: un mito!

"C'è chi nasconde i fatti perchè non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C'è chi nasconde i fatti perchè ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell' editore, stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione. C'è chi nasconde i fatti perchè altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s'incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C'è chi nasconde i fatti perchè contraddicono la linea del giornale. C'è chi nasconde i fatti anche a se stesso perchè ha paura di dover cambiare opinione. C'è chi nasconde i fatti perchè così, poi, magari, ci scappa una consulenza con il governo o con la Rai o con la regione o con il comune o con la provincia o con la camera di commercio o con l'unione industriali o con il sindacato o con la banca dietro l'angolo. C'è chi nasconde i fatti perchè è nato servo e, come diceva Victor Hugo, "c'è gente che pagherebbe per vendersi' ".

29/01/08

RETTORE: Splendido, splendente!



Renato Renato Renato...in quale guaio ti sei cacciato...
Renato Renato Renato...quante persone hai sistemato...

Il signor Rettore de "La Sapienza" è un sant'uomo: cattolico, pensieroso, generoso, giusto!

1. Cattolico perchè ha avuto la brillante idea di invitare il Papa all'inaugurazione dell'anno accademico 2007/2008. Che genio!

2. Pensieroso perchè è molto vicino alla sua famiglia e farebbe tutto per i propri figli: ma proprio tutto!

3. Generoso perchè si preoccupa di sistemare chiunque gli stia vicino e lo esorti a comportarsi così; perchè non denuncia e non si esprime su situazioni gravissime che riguardano il suo territorio. Chissà perchè!

4. Giusto perchè ai "collettivi" aveva affidato uno spazio per poter protestare lontano dall'Università! una sorta di ghetto: fuori!

Io potrei andare oltre ma... "quello che sei per me è inutile spiegarlo con parole"

28/01/08

"IL GIORNO DELLA MEMORIA"


Il Ghetto di Roma presso il Portico d'Ottavia. Provate a sedervi su quella panchina e riflettete sul perchè, a volte, l'uomo si macchia di crimini vergognosi. Osservatevi intorno e cercate di captare la sofferenza di chi ci ha preceduto. Andateci soli e quando avrete udito, sentito e raccolto il senso di quel luogo...bè, provate a portare una persona a cui tenete tanto...Una panchina può restituirvi l'amore.

25/01/08

DODICESIMO ROUND...



Come allo stadio: che vergogna!

24/01/08

"Must alone": the man who comes from Ceppalon!

23/01/08

BENVENUTI


Io nun sò communista cossì! so communista cosssì!