


Uno spazio di confronto e di denuncia
L'ex Ministro allo Sviluppo Economico si candida alla segreteria del Pd e gongolano Letta, Bindi e D'Alema
Bersani sfida Franceschini - Come d'incanto, l'attuale comandante di una nave che barcolla ma non crolla, al secolo Dario Franceschini, sembra essersi dileguato, sparito nel nulla. Il suo compito sembra ormai giunto al capolinea. A mettere a rischio la permanenza dell'attuale segretario "commissario", emerge la figura del piacentino di Bettola Pierluigi Bersani, ben visto peraltro dai vari Letta, Bindi e soprattutto da Massimo D'Alema. Innovazione e rinnovamento sono gli elementi del programma che potrebbero far pendere la bilancia dalla parte dell'ex ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi atto secondo. A partire da un nuovo concetto di centrosinistra e dalle alleanze che inevitabilmente bisognerà fare per sperare di riconquistare il vertice dello Stivale.
Si può fare di più - Per ridare vitalità al PD, la ricetta di Bersani prevede un partito popolare, laico, radicato nel territorio e nelle nuove generazioni. Ma potrebbe non bastare. Ancora una volta gli esponenti del Pd dimenticano come la comunicazione, la gestione e la cura dei messaggi da veicolare e la definizione delle azioni da sviluppare a partire da una riorganizzazione interna delle idee e da una linea di pensiero comune coerente e ben definita, siano fondamentali per poter convincere gli italiani a votare centrosinistra.
Il rischio delle primarie - Seppur democratiche, le primarie o ancora meglio i malcontenti interni che questo processo rischia paradossalmente di alimentare, potrebbero rivelarsi letali. Bisognerà pertanto, da qui a ottobre, condurre una campagna informativa che non accentui le differenze e che al contrario favorisca, attraverso il principio democratico di un'elezione interna, il concetto di unione e condivisione tra le parti interessate. Una linea di pensiero, una direzione, un obiettivo, una dimensione, una struttura solida che sviluppi un processo di partecipazione a vari livelli con il coinvolgimento diretto degli attori sociali sempre, comunque e in ogni dove.
Comincia la sfida - Il Pd è chiamato alla prova del nove. A Bersani potrebbero essere affidate le chiavi del futuro del centrosinistra. Il ministro ombra dell'Economia gongola. Franceschini non molla e resiste, grazie all'apporto di Walter Veltroni. Ds contro Margherita, socialisti contro cattolici democratici. L'ennesima sfida interna che i due candidati alla segreteria del Pd non vogliono assolutamente perdere. Ai nastri di partenza per una nuova sfida chiamata PD.
La popolazione, anche quella più umile, non resiste al richiamo dei botti. Orizzontalmente o verticalmente, comunque ci si dispone sul selciato per osservare quel panorama di Betlemme che da lì a qualche minuto farà discutere, parlare di sé, anche e soprattutto in maniera positiva.
La massa segue e insegue, due colpi come due bombe e a distanza di qualche minuto, aprono il sipario per uno spettacolo che si fa, sempre si farà, ma che forse non si dovrebbe fare. I terremotati sono un lontano ricordo, gli sfollati possono pure attendere, i disoccupati e gli ammalati che stiano al loro posto.
L’orchestra si ferma, il respiro si blocca, qualcuno accende una sigaretta, c’è chi preferisce la compagnia di una birra, chi abbraccia il proprio amore, chi comincia a sospirare i vari “Uhhhhhhh”, “Belliiiiiiiiiii” e chi si incanta totalmente e comincia a pensare seriamente a quello spreco di denaro pubblico.
Lo spettacolo va avanti e i fuochi cominciano a prendere forma: c’è la pioggia, ci sono i lampioni e i paracaduti, mentre in Iran c’è la guerra e la stanno trasmettendo. “Qualcuno accusa qualcuno, qualcun altro ha detto che non è così”
Intanto, giovani e meno giovani continuano a contemplare quello scenario. Due adolescenti si stringono la mano, i ricordi scivolano via lungo tuoni che piovono dal cielo. Due anziani riavvolgono il nastro della loro vita. Mentre, non lontano dal nostro mondo, migliaia di bambini colorati muoiono per assenza di cibo. Ma i fuochi sono un’istituzione e non possono mancare.
Nemmeno la Chiesa riesce a bloccarli, anzi. C’è anche un giro d’affari difficile da fermare.
Gli ultimi tre colpi sanciscono la fine delle ostilità. L’insospettabile alla finestra applaude. Tutti applaudono. I sorrisi si sprecano.
Lo spettacolo deve ancora cominciare!
Max.Na.
21th century, il secolo meticcio - Sabato 9 dicembre, nella Chiesa di S। Andrea al Quirinale, si è svolto l’incontro organizzato e coordinato dal direttore di Praxis scuola e territorio, Federico Colosi। Introdotti da Amedeo Piva, gli ospiti dell’evento sono stati Corradino Mineo, direttore di Rai News 24 e Alex Zanotelli, religioso e missionario italiano sempre in prima linea nella battaglia contro il ricorso agli armamenti e onnipresente al fianco di popolazioni deboli e fragili। Dalla forza distruttiva delle armi ai rifiuti che devastano la Campania e minacciano la Calabria e il Lazio, da Obama alla camorra, passando per le scelte infelici dei governi dello Stivale e proseguendo fino ad arrivare ai giorni nostri e alle sfide che inevitabilmente affronteremo in futuro: la rottura del muro (ancora invalicabile) che divide i ricchi dai poveri e la speranza della convivialità in un mondo ufficialmente meticciato. Sono questi alcuni dei temi trattati da Mineo e Zanotelli nell’ambito dell’incontro denominato “21th century: il secolo meticcio”.
Alle parole della Gelmini “Ragazzi, io non cedo”, i manifestanti rispondono con cori e striscioni: “Governo di nani, arriva lo tsunami”. L’onda anomala non si arresta
E' STATA UNA LITE FURIBONDA QUELLA SCOPPIATA DURANTE LA TRASMISSIONE "OTTO E MEZZO" SU LA7 CONDOTTA DA LILLI GRUBER, BRAVA NELL'OCCASIONE A CAVALCARE L'ONDA DI UNA DIATRIBA ANDATA IN CRESCENDO E TERMINATA CON UN SEMPLICE "SIETE INDISCIPLINATI", PRONUNCIATO DALLA ROSSA CONDUTTRICE.
CAPEZZONE ELOGIA TRAVAGLIO MA IL GIORNALISTA MONTANELLIANO GLI DA DEL MAGGIORDOMO. LA POLEMICA S'ACCENDE SOPRATTUTTO NEL FINALE, QUANDO CAPEZZONE CONTROBATTE E GLI DA DEL "P COGLIONE", DEFINENDOLO PERALTRO L'AMICO DEL LEADER DELL'ITALIA DEI VALORI, ANTONIO DI PIETRO. IL DIBATTITO SI FA PESANTE QUANDO CAPEZZONE DEFINISCE TRAVAGLIO L'AMICO DI UN EROE. L'AUTORE DELLA SCOMPARSA DEI FATTI NON ACCETTA LA DEFINIZIONE E POI....IL TUTTO SCIVOLA VIA COME I TITOLI DI CODA DELLA TRASMISSIONE
MARCO TRAVAGLIO, PROFESSIONE GIORNALISTA, BATTE AI PUNTI IL RADICALE DIVENTATO BERLUSCONIANO, COLUI CHE SI AUTODEFINISCE UN POLITICO CON LA LETTERA DI DIMISSIONI IN TASCA.
Per vedere il servizio video http://www.lavoceditutti.it/include/video.asp?video=t_20081032a/01.wmv
A P.zza del Popolo vibranti proteste contro il Governo Berlusconi. In V.le Trastevere preso d’ assedio il ministero dell’Istruzione. A Roma va in scena l’Italia che resiste!
“Cercavi giustizia ma trovasti la legge”, con la Gelmini targata Sante Pollastri e Girardengo nelle vesti della Scuola! con il ministro dell’Istruzione sotto assedio e rinchiuso nella sua Riforma, in realtà per molti manifestanti un “taglio” chiamato Tremonti, con l’opposizione vigile, unanime e nel taschino la proposta di una soluzione alternativa e più democratica: il referendum. Dal raccordo a P.zza della Repubblica, dalla Sapienza al Ministero, dal nord al sud, da Udine a Nuoro, da P.zza Esedra a P.zza del Popolo, l’Italia della scuola, dei bambini e dei maestri, degli studenti e degli insegnanti, dei professori e del personale scolastico, del mondo universitario e della Chiesa, ha risposto con fermezza ai 162 voti che ieri a Palazzo Madama hanno consentito l’approvazione del decreto Gelmini.
In una Roma bagnata, umida, gremita di bandiere, slogan e striscioni, un milione di persone ha voluto manifestare, all’indomani di una scelta non condivisa e discutibile, un malcontento generale che non ha alcun colore politico e che merita attenzione, perché diffuso e capillare. E’ in gioco il futuro di centinaia e migliaia di bambini, mamme e genitori. E’ in gioco il futuro della scuola pubblica a scapito di quella privata. E’ in gioco il diritto allo studio che non è né di destra né di sinistra. E’ in gioco quel po’ che resta dell’articolo della Costituzione che dice che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.
Quando sono le 8.30, P.zza della Repubblica è stracolma. Lo scenario è magico, colorato, scritto, piovigginoso. L’effetto di massa è sconcertante. Lo sciopero generale indetto da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda inizia il suo percorso destinazione P.zza del Popolo. A Barberini i primi volti noti del centrosinistra: Fioroni, Epifani, Bindi e il leader del Pd Walter Veltroni, letteralmente circondati e assediati dai giornalisti. Nei pressi di P.zza di Spagna s’intravedono Ferrero, Orlando, Di Pietro e Mussi. Noi ne approfittiamo per ascoltare le parole di Fausto Bertinotti e quelle di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Nel frattempo il corteo degli studenti universitari sbuca a Termini e si dirige a Trastevere verso il Ministero, mentre circa un centinaio di pullman, giunti dal resto dello Stivale, si bloccano sul raccordo. I passeggeri decidono di scendere e proseguire a piedi. Da una parte all’altra di Roma, il grido di protesta è come un’onda anomala che porta con sé le ferite di chi si sente trascurato e ignorato dalle istituzioni. Di chi teme per il proprio futuro. La Capitale è un bagno di folla e a P.zza del Popolo è l’apoteosi!
E se “Gelmini nuoce gravemente alla salute, alla scuola e alla ricerca”, un collaboratore scolastico a rischio estinzione, chiede l’aiuto del WWF. La scuola pertanto, come recitano gran parte degli striscioni, andrebbe riformata e non tagliata. Alcuni liceali si chiedono dove andranno a finire le prostitute se 80mila professori rimarranno per strada, altri sono certi che “In Italia si studierà nei ri”Tagli” di tempo” e che probabilmente con meno insegnanti ci saranno più bambini ignoranti! Forse pensandoci bene, riprendendo i fratelli Cohen, “Non è un paese per giovani” e sicuramente non “Siamo tutte veline e troniste”.
Dal palco di P.zza del Popolo si comincia con l’inno di Mameli. La piazza risponde ed è musica per le orecchie dei vari Tremonti, Berlusconi e Gelmini. I sindacati spiegano le ragioni della protesta e i manifestanti rispondono con cori, urla e applausi. Il sorriso dei bambini e la voglia di farsi ascoltare dei giovanissimi, sembrano dipingere le volte di un cielo che si rassegna a proseguire il suo tragitto. La pioggia si arresta. Un processo inversamente proporzionale al rumore dei circa 300mila presenti. E intanto arrivano le notizie che a Trastevere le forze dell’ordine sono costrette a scendere in campo a difesa del Ministero. Non si verificano disordini, ma in migliaia prendono di mira il ministero dell’Istruzione al grido di “Noi la crisi non la paghiamo” e “La cultura vi fa paura/l’ignoranza è la vostra maggioranza”
Ancora una volta, l’inno di Mameli sancisce la fine (o forse solo l’inizio) delle ostilità. Tutto questo non è un film. E’ realtà, ma non è il primo maggio, non è Woodstock, non è il concerto dei Beatles o tantomeno un corteo sessantottino. E’ l’Italia che resiste e che combatte la legge sulla Riforma della scuola targata Gelmini.
L’Idv rilancia l’idea di un referendum. A P.zza Navona scontri tra studenti di destra e di sinistra. Tensione in Senato e tra le strade del centro storico. Domani manifestazione nazionale da P.zza Esedra a P.zza del Popolo
Il Decreto Gelmini diventa Legge - Alle 10.37, con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti, il decreto Gelmini diventa Legge, esattamente settantanove anni dopo il “martedì nero” , il crollo delle borse di New York e il calvario della Grande Depressione. A Palazzo Madama, in un clima di protesta, duro scontro, sconcerto e rassegnazione, il Governo Berlusconi approva il decreto Gelmini e il Capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro scende in strada per ribadire a studenti, professori e genitori, che la battaglia per una legge a suo parere incostituzionale, non si fermerà e andrà avanti già a partire dalla manifestazione di domani. E nell’angolo l’idea di un referendum proposto dall’Idv. “Il referendum è una buona idea per rispondere con uno strumento di democrazia diretta a questo governo che si tappa orecchie e bocca” ha dichiarato Finocchiaro.
Continua la protesta - Migliaia di studenti accorsi in mattinata con spirito e profondo senso di disapprovazione, stentano a credere che giorni e giorni di protesta non siano serviti a nulla. Come in un rewind, scivolano via i ricordi di giornate trascorse a colorare striscioni, a urlare cori e spot anti-Gelmini, a manifestare per garantire la tutela dei diritti di ogni studente, nonostante la fatica fisica e mentale che ogni forma di dissenso comporta. E rimarranno un triste ricordo le voci di piccoli studenti che in una scuola di San Lorenzo avevano imparato a gridare: “La firma dei bambini non fa rima con Gelmini”. Mentre adesso risuonerà forte quel “Che ne sarà di noi”. Accezione e punto di domanda trasversale. Eppure le sigle dei gruppi studenteschi annunciano battaglia, a partire dal corteo di domani che da P.zza Esedra confluirà a P.zza del Popolo. E intanto i cortei continuano a sfilare in tutto il territorio del centro storico con le forze dell’ordine che presidiano Corso Rinascimento.
Le contrastanti dichiarazioni - Per l’opposizione, la legge approvata a Palazzo Madama taglierebbe i fondi all’istruzione e ridimensionerebbe il ruolo della scuola pubblica, mentre per la maggioranza darà un nuovo smalto alla scuola. Per il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’occupazione. E intanto a P.zza Navona si registrano scontri tra manifestanti di destra e di sinistra, per quella che doveva essere una battaglia che non avrebbe dovuto piegarsi a forme di strumentalizzazione e non avrebbe dovuto aver alcun colore politico.
Voto in condotta e maestro unico - Due punti sui quali si è maggiormente soffermata la protesta dei giorni scorsi e che hanno preceduto l’approvazione del decreto. Maestro unico (articolo 4) - Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione previsti dall'articolo 64 del Dl 112/2008 per la riorganizzazione del servizio scolastico e dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico delle scuole, si prevede che le istituzioni scolastiche costituiscano nelle scuole primarie classi assegnate a un unico insegnante e funzionanti con un orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si terrà conto delle esigenze legate alla domanda delle famiglie di una più ampia articolazione del tempo-scuola. Una sequenza contrattuale definirà il trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola primaria per le ore aggiuntive (si passa da un orario settimanale di 22 ore a uno di 24 ore) rispetto all'orario d'obbligo stabilito dalle attuali disposizioni contrattuali. Il ministro dell'Economia, di concerto con il ministro dell'Istruzione, provvederà alla verifica degli effetti finanziari a decorrere dal 1° settembre 2009. A seguito della verifica si provvederà, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d'istituto delle istituzioni scolastiche da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili dalle economie di spesa destinate a incrementare le risorse contrattuali (articolo 64, comma 9, del Dl 112/2008). La disciplina entra in vigore dall'anno scolastico 2009/2010 nelle prime classi del ciclo scolastico. Votazione sul comportamento (articolo 2, comma 3) - La votazione del comportamento degli studenti espressa collegialmente dal consiglio di classe inferiore a sei decimi ha come conseguenza la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo di studi. Un decreto Istruzione specificherà le modalità applicative e i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi. La disposizione si applica comunque dall'inizio dell'anno scolastico.
Punti di domanda - Forse il fenomeno del bullismo non si risponde solo con la repressione e con un semplice cinque in condotta e appare esagerato che in una scuola elementare si possano bocciare dei ragazzi. E sulla figura del maestro unico? Sembrerebbe un’idea retrò, affascinante, ma dalle conseguenze catastrofiche in termini di occupazione e qualità degli studi: 250.000 posti di lavoro in meno.